Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/165

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

165

, i65 ciamo questa santa pasqua di gustarla: di gustarla dico per amore della sua inestimabile dilezione della carità, cognoscendo e gustando, cbe la bontà di Dio non vuole altro che il nostro bene; come dice quello innamorato di Paulo. Dio è nostra santificazione e giustizia, ed ogni nostro riposo; e la volontà di Dio non vuole altro che la nostra santificazione. 0 inestimabile dilezione e carila ! tu dimostri questo affocato desiderio, e corresti come ebbro e cieco all’obbrobrio della croce.

Il cieco non vede nè l’ebbro quando è bene avvinacciato!

così elli quasi come morto perdette sè medesimo, siccome cieco ed ebbro della nostra salute, e noi ritrasse la nostra ignoranzia, nè la nostra ingratitudine, nè 1’ amore proprio che noi abbiamo a noi medesimi. 0 dolcissimo amore Jesu: tu ti hai lassato accecare all’amore, che non ti lassa vedere le nostre iniqui tadi, e perduto n’hai il sentimento: o Signor dolce, e’parmi che l’abbi voluto vedere e punire sopra al corpo dolcissimo tuo, dandoti al tormento della

croce; e stando in su la croce come innamorato a mostrare che non ci ami per tua utilità, ma per nostra santificazione.


II. E drittamente elli sta come nostra regola,.come nostra via e come libro sciitto, nel quale ogni per-, sona grossa e cieca può leggere. Il primo verso del» libro è odio ed amore, cioè amore dell’ onore del padre ed odio del peccato. Adunque, dilettissimo e ca-, rissimo fratello e padre, per revcrenzia del Sacramento seguitiamo questo dolce libro che così dolcemente ci’ mostra la via. E se avvenisse che questi tre nostri nemici si parassero nella via, cioè il mondo, la carne ed il dimonio, e noi pigliamo 1’ arme dell’ odio, sic* come fece il padre nostro santo Francesco, unde perchè il mondo non li gonfiasse lo stomaco, elli elesse la santa e vera estrema povertà, e così voglio che facciamo noi; e se il dimonio della carne volesse ribellare allo spirito, ci unga il dispiacimento ed affligga, S. Cotenna, Opere. T. V. 11