Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/212

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31 2 sta attaccato leggiero lo spinto, se per mutare luogo si perde: pare che Dio sia accettatore di luogo, e che si trovi solamente nel bosco, e non altrove nel tempo della necessita. Adunque che diremo, che dall’una parte desideriamo che sia riformata la Chiesa di Dio, siane tratte le spine, e messici i fiori odoriferi de’servi di Dio; e dall’altro lato diciamo, che’l mandare per loro, e trarli dalla pace e quiete della mente, perchè vengano a sovvenire a questa navicella, sia inganno del dimonio. Almeno parlasse per sè medesimo, e non parlasse degli altri servi di Dio, che nei servi del mondo non ci dobbiamo noi mettere. Non hanno fatto così frate Andrea da Lucca (E), nè frate Paulino (F) così grandi servi di Dio, antichi e poco sani, stati tanto tempo nella pace loro, ma subito con loro fadighe e malagevolezza si misero in via, e sono venuti, e compita hanno la loro obbedienzia e come che’l desiderio gli stringa di tornare alle celle loro, non vogliono perciò partirsi dal giogo, ma dicono quello ch’io ho detto sia per non detto, annegando le loro volontà nelle proprie consolazioni, chi viene per sostenere, e non per prelazione, ma per la dignità delle molte fadighe, con lagrime, vigilie e continue orazioni, così debba fare. Or non ci graviamo più di parole; Dio per la sua misericordia ci mandi schietti, e guidici per la via della verilà, e diaci vero e perfettissimo lume, acciocché mai non andiamo in tenebre. Pregovi voi ed il baccelliere (G), é gli altri servi di Dio, che preghiate l’umile Agnello, che mi facci andare per la via sua. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.

Jesù dolce, Jesù amore.