Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/211

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21 ( non ci lassano bene cognoscere la verità Poniamo, che con buona intenzione si faccia, ma Dio, il quale è somnnt ed eterna bontà, ci dà perfetto e vero lume. Non ini stendo più sopra questa materia.

II. Parm secondo la lettera, che frate Guglielmo ni’ha mandata, che nè egli, nè voi ci veniale (C). alla quale lettera io non intendo di rispondere, ma molto mi duole della sua simplicità, perchè ne seguita poco onore di Dio ed edificazione del prossimo, perocché se egli non vuole venire per umilità e timore di non perdere la pace sua, doverebbe usare la virtù dcH’iimililà, chiedendo umilmente e con mansuetudine licenzia al vicario di Cristo, supplicando alla santità sua che gli piacesse lassarlo stare al bosco per più sua pace, rimettendola nondimeno nella sua volontà, siccome vero obbediente, e così sarebbe più piacevole a Dio, e farebbe utilità all’anima sua, ma mi pare che egli abbi fatto tutto il contrario, allegando, che chi è legato all’obbedienzia divina, non debbe obbedire alle creature. Dell’altre poco curarei, ma che egli ci metta il vicario di Cristo, questo molto mi duole, vedendo lui tanto scordare dalla verità, perocché l’obbedienzia divina non ci trae mai da questa, anco quanto più è perfetta quella, tanto è più perfetta questa, e sempre al comandamento suo dobbiamo essere sudditi ed obbedienti infino alla morte; quantunque la sua obbedienzia paresse indiscreta e privasseci della pace e consolazione della mente, noi dobbiamo obbedire, e facendo il contrario, reputo che sia grande imperfezione ed inganno del dimonio. Pare, secondo che egli scrive, che due servi di Dio abbiano avuto grande rivelazione (/?), che Cristo in terra, e chi l’ha consigliato che esso mandi per questi servi di Dio, abbino seguito consiglio umano e non divino, e sia stata più tosto instigazione di dimonio che spirazione di Dio,’ per volere trarre i servi suoi della pace e consolazione loro; dicendo che se voi e gli altri veniste, ancora perdereste lo spirito, e così non potreste sovvenire con l’orazione, nè stare in ispirilo col santo padre. Troppo