Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/220

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220 A FRATE JERONIMO DA SIENA dè’frati eremiti di s. augustino (A).

I i «. ’ 1 ,1 Olii.(»*). r ! ’. t, I. Desidera far con esso la pasqna desiderata già da Gesù Cristo, cioè di cibarsi alla mensa della croce dell’Agnello svenato ’ * ’, per nostro amore, mostrando come per far questa pasqna è necessario spogliarsi dell’ amor proprio e vestirsi della vera carità, quale s’acquista col conoscimento di sè

della divina bontà in sè: onde s’accende in noi il desiderio di patire per Gesù Cristo.


II. L’ esorta all’amore della croce, all’ obedìenzia ed altre virtù.

III. Desidera vederlo seminatore della parola, solo per «uà gloria e per salute dell’ anime, non per propria utilità, dimostrando il modo d* amare perfettamente le creature.

ÀI nome di Jesu Cristo crocifisso e di Maria dolce.

I- voi, dilettissimo

carissimo padre e figliuolo in Cristo Jesù. Io Catarina, serva c schiava de’ servi di Dio, scrivo nel prezioso sangue suo, risovvenendomi della parola del nostro Salvatore, quando disse ai discepoli suoi: Con desiderio io ho desiderato di fare la pasqua con voi prima che io muoja; così dico a voi, frale Jeronimo, padre e figliuolo mio carissimo. E se mi domandaste che pasqua desidero di fare con voi, rispondovi: non ci è altra pasqua se non quella del-, l’Agnello immacolato, cioè quella medesima che fece egli di sè a dolci discepoli. O Agnello dolce, arrostito