Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/223

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223 onore di Dio e salute delle creature; ma bene ci cade spesse volte, cioè, alcuno piacere di noi nella creatura; ina perchè io voglio che siate perfetto, e rendiate frutto di perfezione, non voglio che amiate neuna creatura, nè in comune, nè in particulare, se non solamente in Dio; ma intendete in che modo io dico, che io so bene che voi amate in Dio spiritualmente, ma alcuna volta, o per poca avvertenzia, o perchè l’uomo ha natura che lo inchina, come avete voi, ama spiritualmente, e nell’amore piglia piacere e diletto, tanto che alcuna volta la sensualità ne piglia la parte sua pur col colore dello spirito. E se mi diceste: a che me ne posso avvedete, che ci sia questa imperfezione? Dicovelo, quando voi vedeste quella persona che è amata mancasse in alcuna cosa verso di voi, cioè, o che non vi facesse motto, secondo i modi usati, o che vi paresse che amasse un altro più che voi, se allora vi cade uno sdegno ed uno colale mezzo dispiacimento, allentando l’amore che prima v’era, tenete di fermo, che questo amore era ancora imperfetto. Che modo ci è dunque di farlo perfetto? ?son vi dico altro modo, figliuolo carissimo, se non quello che una volta la prima Verità disse ad una sua serva, dicendo: Figliuola mia carissima, io non voglio che facci come colui che trae il vasello pieno d’acqua dalla fonte, e bevelo poiché l’ha tratto fuore, e così rimane voto e non se n’avvede, ma voglio, che, empiendo il vasello dell’anima tua, facendoci una cosa per amore ed alleilo con colui che tu ami per amore di me, noi tragga punto di me fonte d’acqua viva, ma tiene la creatura, che tu ami per amore di me, siccome vasello nell’acqua, ed a questo modo non sarà voto nè tu, nè cui tu ami, ma sempre sarete pieni della divina grazia e del fuoco dell’ardentissima carità, ed allora non vi cadrà nè sdegno nè dispiacimento alcuno, perocché colui che ama, perchè vedesse molti modi, o dilungare dalla sua conversazione, mai non n’ha pena afiliggitiva., purché elli vegga e senla, che viva con le dolci e reali virtù, perocché l’amava