Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/227

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I 227 la superbia, non si può avere senza il lume, e die 1’ occhio alluminato non abbia qualche obietto, in cui elli possa guardare, perocché perchè l’occhio vegga ed abbia lume in sè, ed elli non stia aperto, quello vedere non li farebbe alcuna utilità; l’occhio vero deH’anima nostra è lo intelletto, il quale ha il lume della santissima fede, colà, dove ì panno dell’amore proprio non l’avesse ricoperto; levato via l’amore proprio di noi medesimi, l’occhio rimane chiaro e vede, unde conviene che 1’ affetto si desti e voglia amare il suo benefattore; e però allora sentendo l’occhio dell’intelletto muoversi dall’affetto, subito s’apre e ponsi nell’ obietto suo Cristo crocifisso, in cui cognosce e massimamente nel sangue suo, l’abisso della sua inestimabile carità; rna dove il debba vedere e poner

questo obietto? nella casa del cognoscimento di sè, nel qual cognoscimento cognosce la miseria sua, perocché ha veduto coll occhio dell’intelletto i difetti suoi, e sè non essere; ed hallo veduto in verità: e quando l’uomo cognosce sè, e cognosce la bontà di Dio in sè, perocché se cognoscesse solamente sè e volesse cognoscere Dio senza sè, non sarebbe cognoscimento fondato nella verità, e non ne trarrebbe il frutto che si debbe trarre del cognoscimento di sè, ma più tosto ne perderebbe, che guadagnerebbe, perocché trarrebbe solo dal cognoscimento di sè tedio e confusione, unde diseccarebbe l’anima, e perseverandovi dentro senza altio rimedio giognerebbe alla disperazione: e se* volesse cognoscere Dio senza sè, ne trarrebbe fruito fetido di grande presunzione, la quale presunzione è nutricata dalia superbia, e l’una nolrica l’altra. Conviensi dunque, che il lume vegga e cognosca in verità, e condisca il cognoscimento di sè col cognoscimento di Dio, ed il cognoscimento di Dio col cognoscimento di sè.


II. Allora Tanima non viene uè a presunzione, nè a disperazione, ma dal cognoscimento Irae il frutto della vita, quando è l’uno coll’altro insieme, perocché dal cognoscimenlo di sè riceve il fruito della vera umi-