Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/233

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233 lume, ed essendo nel mare tempestoso, gusta e riceve in sè pace, e sempre corre alla perfezione con oostanzia e perseveranzia infino alia morie, e con fortezza passa l’assedio delle dimoimi, e non viene meno nella battaglia in qualunque, stato si sia; unde se elli è secolare, egli è buono secolare, e s’egli è religioso, è perfetto religioso, e navica nella navicella della vera obbedienzia, e non se ne stolle mai: il suo specchio dove si specchia è l’ordine, ed i costumi e le osservanzie sue, le quali sempre s’ ingegna di compirle m sè, e non dà luogo al dimonio, quando coi timore servale gli volesse dare battaglie, dicendoli: Tu non potrai portare le pene dell’Ordine e le persecuzioni de1 tuoi fratelli, uè le penitenzie che ti saranno imposte, e le obbedienzie gravi; ma questi che ha il lume, di tutte si fa beffe, rispondendo come morto alla -propria volontà e come alluminato dal lume della santissima fede, ogni cosa potrò per Cristo crocifisso, perocché so veramente, che elli non pone maggiore péso alle sue creature che possino portare; unde io le voglio lassare misurare a lui, e vogliole portare con vera pazienzia, perocché in verità cognosco la verilà, e che ciò che mi permette e dà, elli il fa per mio bene, acciocché io sia santificato in lui.

III. 0 quanto è beata questa anima, che per lo dolce cognoscimento della verilà è Venula a tanto lume e perfezione che vede e si dà a cognoscere, che ciò che Dio permette, egli il fa per singulare amore, perocché colui che è esso amore, non può fare che 11011 ami la sua creatura che ha in sè ragione, il quale ci amò prima che noi fossimo, perchè voleva che participassimo del sommo ed eterno bene, e però ciò che egli ci dà, cel dà per questo fine, ma i miseri che sono privati di questo lume della fede santa, non cognoscono la verilà; e perchè non la cognosce il misero questa verilà ? perchè non ha levala la nuvila dell’amore proprio, unde non cognosce sè, e però non si odia e non cognosce la divina bontà, e però non