Pagina:Catullo e Lesbia.djvu/103

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questioni. 97

Il primo carme di questo periodo è sicuramente l’VIII; e non so persuadermi come lo Schwab l’abbia cacciato in fondo, dopo i terribili epigrammi a Gellio, a Lesbio, a Rufo, mentre risulta chiaramente da esso, che Valerio, benché sdegnato della sua donna, che si era alla sua volta annoiata di lui, come si rileva dal verso nono, pure non credeva d’aver positivamente dei rivali, tanto che si compiace, che abbandonata da lui, essa resterebbe sola ed abbandonata da tutti:

Quis nunc te adibit, cui videberis bella?

I sospetti arrivano al colmo; gli sdegni secreti prorompono in contumelie: il poeta fulmina il carme XLII, che il Vorlaender pone, benché dubbioso, alla fine del suo secondo periodo, immeediatamente prima del XXXVIII, che dà principio, secondo lui, al terzo periodo, e che dovrebbe a sua volta entrare nel secondo, non essendoci ragione che Catullo inveisse più contro i rivali, quando l’avea già fatta finita con Lesbia.

La sfuriata del carme per le lettere produsse la riconciliazione. Siamo al terzo periodo. Il poeta transige con la propria dignità, si propone di prender Clodia così com’è; scrive l’epistola a Manlio. Siamo al busillis. Quasi tutti i critici moderni sono d’accordo, che codesto componimento s’ha a dividere in due; che la prima parte di esso, dal 1 verso al 41 è cronologicamente posteriore alla seconda, e fu composta dopo la finale rottura con Lesbia; mentre la seconda si deve attribuire al tempo dei primi adiramenti, cioè tra il primo e il secondo periodo, giusta la divisione dello Schwab. Dirò una cosa che farà gridare allo scandalo gli studiosi; ma iocre-

Rapisardi 9