Pagina:Catullo e Lesbia.djvu/110

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104 questioni.

perchè la felicità e l’infelicità dipende tanto da noi, quanto dal destino, così dal nostro cuore come dalle circostanze; il tu riguarda la disposizione, la forza, la virtù dell’anima di Manlio a rassegnarsi, a consolarsi della perdita avuta, il tua vita riguarda i casi, gli avvenimenti che potrebbero turbarla. Nè la parola felices è da prender semplicemente nel significato di fortunato, ma anche di propizio, sia, che rende e ha facoltà di rendere altri felice, come in quel di Virgilio:

Sis felix, nostrumque leves quaequmque laborem.1

Così il poeta non fa soltanto un augurio a Manlio, ma in pari tempo una raccomandazione di sè stesso. Superata quest’ultima difficoltà, e invitando gli studiosi a meditare sul concetto dell’epistola, che mi sono ingegnato di esporre, io non dubito affermare, che esso è sostanzialmente uno, e non si può altrimenti partire in due, che facendo maggior uso delle forbici che del giudizio. A ogni modo, se altri crederà ch’io abbia preso un granchio a secco, mi consolerò pensando, che ho a compagni il Partenio, il Mureto e Palladio Fusco, critici meritevoli d’ogni rispetto, e da non confondere per avventura con certe loquaci gazze del tempo nostro, che non si degnano neppur di nominarli, dopo d’essersi presuntuosamente vestite delle loro penne.

Ora torniamo alla disposizione dei carmi.

Quando il poeta, dopo una breve dimora in Verona, fa ritorno alla capitale, col proposito dì perdonare a Lesbia qualche rara e non incauta scappatina, trova

  1. Aenead., lib. I, 334.