Pagina:Catullo e Lesbia.djvu/296

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290 annotazioni.



Pag. 180.          Non assis facis, o lutum, lupanare.

A tradurre grammaticalmente la frase non assis facis, suonerebbe: non curi un asse, o un picciolo, come traduce il Lanzi; ma che cosa non curi? certamente le impertinenze ch’io ti dico, i giambi terribili ch’o ti scaglio. In tal caso il verso che segue:

Sed non est tamen hoc satis putandum,

sarebbe un’inutile ripetizione dello stesso pensiero. Stimo perciò, che il verso non assis facis e il seguente s’abbiano a intendere come un nuovo e più terribile insulto dei precedenti, cioè: Lupanaris quæstum minorem uno asse facis, tam vilem tui corporis prostitutionem avara facis.


Ibidem.          Ferreo canis exprimamus ore.

Similmente in Cicerone: Si os tuum ferreum senatus convicio verberari noluisti.

E Licinio Crasso, in Svetonio: In hunc non esse mirandum, quod æneam barbam haberet, cui esset os ferreum, cor plumbeum. Di quanti eroi del giorno si potrebbe dure altrettanto!