Pagina:Celoria - Atlante Astronomico, 1890.djvu/12

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I. — IL SOLE. 3

rate, contorte come una matassa di fili attorcigliati (tav. II: macchia spiriforme del 6 Maggio 1857). Talora in una stessa macchia, e nucleo, e penombra, e tutto varia con una rapidità appena credibile (tavola II: macchia dell’Aprile 1872). A volte le grandi macchie sembrano dividersi realmente; la materia luminosa si precipita dal contorno della penombra verso l’interno del nucleo, e forma attraverso al medesimo, dividendolo in più parti, dei veri ponti di vivo splendore (tav. II: macchia del 24 Dicembre 1873). Senza dubbio le macchie sono conseguenze di forti agitazioni nella materia che compone il Sole, di burrasche che scuotono ed agitano la massa solare in una estensione considerevolissima. Nessuna maraviglia quindi che le forme loro sieno tanto mutabili, e si presentino accompagnate da dettagli che variano all’infinito.

6. La distanza che separa il Sole dalla Terra varia da giorno a giorno, ed il suo valore medio si ritiene ora generalmente uguale a 148,7, in numeri rotondi a 149 milioni di chilometri. Esiste tuttora in questo valore una incertezza grave, e che può stimarsi un duecentesimo del valore stesso, ma da questa incertezza può farsi astrazione nelle considerazioni elementari seguenti. Un angolo ampio un minuto secondo d’arco abbraccia coi suoi lati alla distanza del Sole una lunghezza di 720,7 chilometri; eppure esso è qualche cosa d’invisibile all’occhio nudo, è l’angolo sotto cui si vedrebbe un millimetro portato alla distanza di 206 metri dall’occhio, un decimo di millimetro alla distanza di metri 20,6.

I grani di riso della fotosfera, dei quali la grandezza apparente, ossia l’angolo sotto cui si vedono, oscilla fra uno e due secondi d’arco, in realtà hanno dimensioni che vanno da 720 a 1440 chilometri; i granuli, gli ultimi elementi visibili della fotosfera, grandi apparentemente una frazione di secondo d’arco, misurano in realtà centinaia di chilometri; le macchie maggiori, coi loro diametri apparenti di due minuti primi d’arco, sono in realtà larghe 86484 chilometri. Importa ripensare un istante questi pochi numeri, se si vuole avere in mente un concetto chiaro e concreto di quel che ancora siano gli ultimi dettagli che l’uomo vede sul Sole, e delle grandiose perturbazioni della materia solare alle quali accennano le macchie.

7. Oltre ai moti intestini che ne agitano la massa, le macchie hanno ancora alcuni movimenti sistematici, ai quali tutte indistintamente obbediscono. Così le acque dei nostri oceani, pure essendo talora sconvolte da intestine e gagliarde burrasche, non tralasciano perciò di partecipare alla rotazione generale della Terra intorno al proprio asse.

Alcune macchie, delle altre più tranquille e durature, vedonsi sorgere sull’orlo sinistro del Sole, muoversi lentamente verso l’orlo opposto, raggiungerlo il tredicesimo giorno dalla loro prima apparizione e scomparire dietr’esso. Tutte le macchie senza eccezione hanno un movimento analogo, il quale non può

che appartenere all’intera massa del Sole, e dal quale si parte appunto per determinare la durata della rotazione di questo.

Il Sole, come la Terra, ruota intorno a sè stesso; la rotazion sua, per chi lo guarda dalla Terra, si fa da sinistra a destra intorno ad un asse inclinato all’eclittica, ossia al piano dell’orbita terrestre, di un angolo quasi retto (82° 45’), e si compie in un tempo ritenuto in media uguale a 25,38 dei nostri giorni, press’a poco 25 giorni e 9 ore. Questa durata della rotazione solare è però molto incerta, nè intorno ad essa l’ultima parola fu ancora pronunziata. La ragione sta in ciò, che le macchie, fenomeni complessi e stranamente intralciati in tutto, non lo sono meno nei loro moti sistematici.

Anzitutto esse non danno una stessa velocità angolare di rotazione per tutti i paralleli del Sole. Mentre all’equatore solare la durata della rotazione data dalle macchie è di 25,2 giorni, a 45 gradi di latitudine essa è di giorni 27,7. Direbbesi che la velocità angolare di rotazione del Sole va diminuendo dall’equatore ai poli, ma anche questo può dirsi solo per induzione e non con certezza, poichè al di là di 52 gradi di latitudine non furono mai osservate macchie, nè mai si potè quindi verificare la rotazione del Sole vicino al suo polo.

Le macchie sono rarissime al di là del trentesimo grado di latitudine solare, rare del pari verso l’equatore, e si mostrano in più gran quantità in due zone, poste simmetricamente a nord ed a sud dell’equatore stesso, fra il decimo e il trentesimo grado di latitudine. Le macchie hanno anche in latitudine alcuni movimenti sistematici. Fra 5 e 20 gradi di latitudine nord, fra 10 e 15 di latitudine sud tali movimenti sono diretti verso l’equatore, trasportano cioè le macchie verso quest’ultimo. Fra 20 e 35 gradi di latitudine boreale, fra 15 e 30 di australe essi sono invece diretti verso il polo. I movimenti sistematici delle macchie paiono inoltre essere più rapidi nel periodo di loro formazione.

La grande complessità di tutti questi moti cospira colla grande mutabilità delle forme osservate per fare delle macchie un problema difficilissimo ed insoluto in gran parte, nè la scienza intorno ad esse, i fatti osservati esclusi, può gran che affermare con sicurezza. Certo è solo che lo spettro delle macchie è, con poche e piccole differenze, solcato trasversalmente dalle stesse righe oscure che lo spettro ordinario del Sole, e che nelle regioni delle macchie si hanno quindi le stesse emanazioni di luce e gli stessi assorbimenti che sulla rimanente fotosfera. Probabilissimo è ancora, quasi certo anzi, che le macchie sono cavità, e che le facole, i granuli e simili sono nella fotosfera ad un livello più alto che non esse. Probabile è infine che esse sieno semplici soluzioni di continuità, squarciature in quello strato di nubi e di vapori luminosi dai quali risulta la fotosfera, e che il nucleo loro sia la sede di una forza di aspirazione che attira le masse circostanti, le assorbe e