Pagina:Celoria - Atlante Astronomico, 1890.djvu/13

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4 I. — IL SOLE.

le dissolve. In questa ipotesi, che è la più generalmente ammessa, ma che ha essa pure il suo lato vulnerabile, le macchie sarebbero causate da colonne di gas che erompono dalle regioni solari sottoposte alla fotosfera, dall’interno stesso della massa solare con una temperatura molto superiore a quella della fotosfera stessa. Queste colonne calde, ascendenti aspirano e richiamano i materiali fotosferici attigui, e questi, che sono in istato di vapori condensati, entrando in una corrente di più alta temperatura, riprendono il loro stato di fluidi elastici, e divengono invisibili (oscuri) diventando trasparenti.

8. Non ogni mese nè ogni anno apporta con sè apparizioni analoghe di macchie; il numero di queste varia anzi di anno in anno in modo regolare e periodico, prendendo nell’intervallo di 11 anni circa (11,11) un valore massimo ed uno minimo. Questo periodo undecennale non va preso però in senso troppo stretto e rigoroso; esso più che altro è un periodo medio, dal quale ogni periodo singolo generalmente devia d’assai. Si ebbero massimi di macchie separati da un intervallo di 16 anni e mezzo, se ne ebbero altri lontani solo 7 anni e mezzo, e questi periodi più brevi si distinsero per maggiore intensità di fenomeni maculari.

La periodicità delle macchie suppone variazioni periodiche nell’intensità dei commovimenti della materia solare che ne sono la causa, o, come suolsi dire, nell’attività solare. Di quale natura sieno queste variazioni non è ben chiaro, tanto più che esse, oltre che al periodo undecennale, paiono soggette a due altri periodi, l’uno di 55, l’altro di 222 anni. Non è inverosimile che la formazione delle macchie dipenda in qualche modo dalle posizioni rispettive dei pianeti, ma quest’idea, sostenuta già da Galileo e certo non priva di fondamento, non può dirsi per ora abbastanza dimostrata.

Le macchie devono necessariamente influire sulla intensità delle irradiazioni luminose e termiche del Sole, ma in qual modo e misura influiscano bene non si sa, nè meglio si conosce ancora quali influenze esse poi abbiano sul nostro tempo. Pare che i massimi di macchie sieno accompagnati da più copiose pioggie e da più intensi commovimenti della nostra atmosfera, ma le dimostrazioni che si danno di queste corrispondenze non mancano di lati deboli. Certo è solo che il periodo di 11 anni, al quale obbediscono le apparizioni delle macchie, coincide assai bene colla variazione della forza magnetica terrestre. Di qual natura sia il vincolo che lega i due ordini di fatti è tuttora un arcano, sostenendo alcuni un’azione diretta del Sole sul magnetismo terrestre, sostenendo altri che il Sole, solo in modo indiretto, può fare su di questo sentire la sua azione.

9. La Luna, portata dal suo moto, viene di quando in quando a porsi esattamente fra la Terra ed il Sole, in modo da coprire col suo corpo opaco l’intero disco solare, e totalmente offuscarlo per alcune regioni terrestri. Succede allora un’eclissi totale di Sole; a

poco a poco la Luna sì avanza sul disco solare, e appena l’ultima falce di questo scompare, comincia la fase detta totalità, fase che dura poco, sei minuti primi al più, ordinariamente due circa. E un fenomeno abbastanza frequente ed attraentissimo, e del quale una delle figure della tav. I e la tav. XII danno qualche concetto concreto. Il cielo assume un color plumbeo speciale, e solo all’orizzonte appare di un rosso-aranciato insolito; le stelle maggiori brillano qua e là; la temperatura dell’aria discende di qualche grado; alcune nubecule si disseminano per l’orizzonte; una brezza sensibile prende a spirare; qualche cosa di indefinibile serpeggia negli animali e in tutta la natura vivente. Questo l’ambiente generale, il fondo del quadro. Nel suo mezzo, al posto del Sole, campeggia il corpo opaco della Luna, coll’apparenza d’un disco color nero d’inchiostro, circondato da un’aureola (corona) debolmente luminosa, bianca, argentea, qualche volta perfettamente simmetrica1, qualche altra stranissimamente dissimmetrica, nel suo insieme un’apparenza brillante sempre. Risulta d’un sottile anello bianco argenteo vivo, aderente al contorno del disco lunare; da esso anello partono raggi pallidi, divergenti, che si protendono a distanze diverse e variabili; in esso qua e là fiamme rosee (protuberanze) prendono tratti diversamente lunghi del contorno del nero disco lunare, quasi montagne e catene infocate che da questo si innalzino. E corona e protuberanze sono parti del Sole ordinariamente invisibili; la luce soverchia, non le tenebre, nasconde in questo caso il vero.

10. La luce delle protuberanze appare semplice (monocromatica), ma non è abbastanza intensa per vincere la luce diurna diffusa nella nostra atmosfera. Nel 1868 si pensò che, smorzando in qualche modo quest’ultima, sarebbesi resa sensibile e visibile la prima, e si trovò che a raggiungere questo scopo bastava l’uso dello spettroscopio. Da quel giorno le protuberanze diventarono fenomeni suscettibili di osservazioni continue; tenendo la fessura dello spettroscopio tangente o perpendicolare all’orlo del Sole si potè constatare ad ogni momento la loro presenza; aprendo alquanto la fessura stessa si riuscì a vedere collo spettroscopio la loro immagine completa; con opportune modificazioni dello spettroscopio si potè osservare ad un tempo le macchie, una parte del disco solare e le protuberanze. Si potè allora dimostrare che quei tratti rosei, visti durante le eclissi, fanno parte di un anello continuo (cromosfera), che avvolge da ogni parte il Sole, e dal quale le protuberanze si sollevano. E cromosfera e protuberanze sono parti integrali del Sole; quella come un guscio ne avvolge lo strato dì rovesciamento e la fotosfera, queste si staccano dalla cromosfera e sono un fenomeno solare ordinario.

Le protuberanze hanno uno spettro discontinuo (tav. III) nel quale predominano le righe caratteristiche dell’idrogeno. Di ogni protuberanza si ottengono nello spettroscopio tre immagini (una rossa,