Pagina:Celoria - Atlante Astronomico, 1890.djvu/15

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I. — IL SOLE. 5
una verde, una azzurra intensa) corrispondenti ad altrettante righe lucide dell’idrogeno; ma di queste la rossa-carminio corrispondente alla riga C (tav. III) è di gran lunga la più intensa e viva, ed è quella che ne caratterizza il colore e che sempre si riproduce nei disegni (tav. III). Analogo è lo spettro della cromosfera, ed essa e le protuberanze sono quindi masse gasose, formate in gran parte d’idrogeno. Questo rappresenta il loro materiale costante e che non manca mai, ma dell’una e delle altre la composizione chimica è assai più ricca. Si incontrano nei loro spettri di frequente le righe lucide corrispondenti al magnesio, al ferro, al sodio, al titanio, al calcio, al bario, al nichelio, al cromo, al rame, e sempre si incontra inoltre vicino alle righe del sodio, più a destra di esse, una riga gialla, per qualche tempo colla D (tav. II) del sodio confusa, ed ora distinta colla lettera Ds (D nella tav. III), riga caratteristica d’una materia ignota sulla Terra e che gli astronomi chiamano helium. L’idrogeno e l’helium sono i due costituenti principali e costanti della cromosfera e delle protuberanze, le regioni per data di scoperta più recenti del Sole.

La cromosfera alla sua base appare terminata regolarmente in arco circolare; alla sommità sua si mostra ordinariamente irregolare; la sua struttura è filamentosa, quasi risultasse da un fascio di tanti getti sottili di luce; il suo splendore varia nelle diverse sue parti e nei diversi tempi, ed è comunemente intensissimo nelle località delle macchie; la sua altezza varia essa pure nelle diverse parti del contorno solare: ordinariamente più alta vicino ai poli che non all’equatore, non supera in generale i 12 secondi d’arco (8648 chilometri) ed ha oscillazioni corrispondenti al diverso grado di attività solare. Essa è qualche cosa di caratteristico pel Sole, e la sua distribuzione irregolare sulla superficie di questo, e la sua struttura ne fanno un oggetto ben distinto da una atmosfera nel senso ordinario della parola: probabilmente essa è prodotta da eruzioni continue.

Nella indefinita varietà di forme delle protuberanze (tav. III) si fanno principalmente notare i tipi seguenti: getti ben definiti, sottili ed isolati; getti riuniti in gruppi; getti con diramazioni e diffusioni; getti a grande sezione, colonne o piramidi nuvolose isolate; getti e colonne nuvolose riunite a gruppi, intrecciate alla sommità da archi nuvolosi; masse nuvolose irregolari appoggiate sul disco solare; masse o nubi staccate dal contorno del Sole. Fra quelle che han forma di nubi e quelle che di fiamma vi sono differenze caratteristiche; le prime sono formate solo di idrogeno e di helium, le seconde hanno composizioni chimiche più ricche: queste sono connesse colle macchie, hanno lo stesso periodo, e sono limitate pressoché alle stesse zone; quelle arrivano sino ai poli. Le fiamme, e in generale le protuberanze alte corrispondono a regioni fotosferiche nelle quali notansi le maggiori facole, sì che le une e le altre paiono legate da un qualche vincolo (fig. schem. della tav. I).

Le protuberanze si spingono ad altezze apparenti notevoli: sopra cento, 18 raggiungono o superano l’altezza d’un minuto primo d’arco (43242 chilometri); sopra mille, 28 circa raggiungono o superano l’altezza di 2 primi; sopra dieci mila, 47 circa raggiungono o superano l’altezza di 3 primi; sono straordinarie ed eccezionali le altezze loro superiori a 4 primi, e le loro altezze massime stanno fra i 6 ed i 7 primi.

Nelle protuberanze si osservano movimenti di straordinaria velocità, trasporti vertiginosi di materiali. Esse non possono essere semplici sollevamenti della cromosfera, nè i loro fenomeni possono spiegarsi colla diffusione e coll’espansione di gas in un mezzo rarefatto. Esse sono vere esplosioni del corpo solare, e i loro materiali di eruzione pare portino nel proprio seno cause gagliarde, elettriche forse, di smembramento e di dissoluzione.

11. Per lungo tempo si ebbero intorno alla corona (tav. XII) opinioni divise, ritenendola alcuni un fenomeno d’origine terrestre, attribuendola altri del tutto al Sole. Durante l’eclissi del 1871 fu provato che lo spettro della corona presenta alcune delle righe di Fraunhofer, e contiene inoltre parecchie righe lucide, fra l’altre le righe dell’idrogeno ed una riga verde di materia ignota (coronio), la riga 1474 dello spettro di Kirchoff. La corona non è quindi un’apparenza ottica, non è un semplice fenomeno di riflessione o di diffrazione, nel qual caso il suo non potrebbe essere che uno spettro solare pallido ed indebolito. Essa è un fenomeno d’origine interamente e unicamente solare, e, al di sopra della fotosfera e della cromosfera, essa forma un ultimo guscio attorno al Sole. La sua costituzione è complessa: risulta in parte di gas lucenti, in ispecie di idrogeno e di coronio, in parte di materiali minutissimi i quali splendono di luce continua così riflessa come propria. Ne è prova lo spettro suo nel quale i caratteri dello spettro solare sono affatto secondarii, e nel quale si riproducono integralmente i caratteri dello spettro dei gas delle protuberanze e della materia ignota coronio.

La corona col cambiare dell’attività solare muta e spettro e forma. Quando le macchie sono in un momento di minimo, quando la cromosfera essa pure è in istato di quiete relativa e le protuberanze sono poche e piccole, vedonsi appena nello spettro coronale le sue righe lucide, e l’attenzione degli osservatori è per intero attratta dallo spettro continuo prodotto dalla luce emessa o riflessa dai rimanenti materiali minutissimi solidi o fluidi della corona. Quando l’attività solare si esalta, quando il numero delle macchie è massimo e la superficie del Sole è in pieno sconvolgimento, allora impallidisce, scompare quasi dallo spettro coronale lo spettro continuo, ed in esso diventano invece cospicue e predominanti le sue righe lucide. Direbbesi che gli elementi gasosi della corona ora sospinti da gagliarde ripulsioni si spingono a grandi altezze nella corona, ora obbediscono invece all’attrazione del Sole, discendono e