Pagina:Celoria - Atlante Astronomico, 1890.djvu/16

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
6 I. — IL SOLE.

si raccolgono nelle parti basse della corona stessa; nell’un caso le loro righe lucide divengono predominanti nello spettro, nell’altro si affievoliscono e quasi scompaiono.

Anche l’aspetto generale della corona muta, se diversamente intensi sono i commovimenti della fotosfera e della cromosfera solare. Durante le eclissi che avvengono nel periodo della massima attività solare, essa acquista un maggior splendore, e si svolge quasi simmetrica tutt’attorno al Sole. Se l’eclissi succede in un momento di minimo, delle macchie, essa appar più pallida, e stranamente dissimmetrica rispetto al contorno del Sole. Appunto durante queste ultime eclissi si sono veduti slanciarsi al di sopra del contorno esterno della corona, a distanze grandissime, degli strascichi immensi (tav. XII) di luce persistente (pennacchi). Quel che precisamente sieno questi pennacchi la scienza non lo sa ancora. Se sieno una dipendenza della corona oppure sciami meteorici che gravitino attorno al Sole, se abbiano o no qualche attinenza reale colla luce zodiacale (cap. V par. 10) a cui per più riguardi somigliano, non si sa dire. Finora non si è trovato modo sicuro di osservare la corona indipendentemente dalle eclissi. Qualche tentativo fatto per fotografare di pieno giorno la corona non riuscì appieno, e questo necessariamente fa che con maggior lentezza si svolgano le nostre cognizioni intorno alla corona. Certo è che essa fa parte integrante del Sole, ma che non è di questo un’atmosfera propriamente detta. Essa non preme sulla superficie del Sole, nè esercita sui proprii elementi gasosi una pressione crescente coll’avvicinarsi dei medesimi alla superficie stessa; essa non prende parte alla rotazione del Sole, e i materiali onde risulta devono essere tenuissimi, sì che le comete (cap. IV par. 6) li attraversano senza risentire perturbazioni sensibili.

12. Il Sole riscalda, e lo insegna a tutti l’esperienza d’ogni giorno. Si è provato che i raggi solari, i quali cadono verticalmente sopra un centimetro quadrato di superficie terrestre, sono capaci in un minuto di tempo di aumentare di un grado centigrado la temperatura di quasi due (1,7633) grammi d’acqua, e questa quantità di calore fu chiamata la costante solare. Dietr’essa fu calcolato, che il calore solare ricevuto dalla Terra durante un anno basterebbe a sciogliere un guscio di ghiaccio spesso metri 30,89 che tutta avvolgesse la superficie terrestre. Le ricerche recenti portano il numero 1,7633 a 2,54, a 2,85 e anche più, e tutte accennano a dare un maggiore piuttosto che minor concetto dell’energia termica del Sole.

Si direbbe cosa facile risalire da questo calore, che il Sole irradia e che l’esperienza dimostra, alla temperatura solare. Così non è. Noi possiam dire di ignorarla ancora questa temperatura, poichè le numerose ricerche fatte intorno ad essa conducono a risultati concreti troppo discordi, a numeri che da una parte oscillano fra 1398 e 20380 gradi centi-

gradi, dall’altra cominciano da 4 milioni di gradi e vanno fino a 7 milioni e assai più. La ragione precipua sta in questo, che noi non conosciamo ancora il rapporto fra la temperatura di un corpo e il suo potere di irradiazione, e che l’esperimento nulla può insegnarci circa questo rapporto che possa con sicurezza applicarsi al Sole, tanto potente è in questo l’energia termica e tanto è superiore alle energie sperimentabili. Un’altra ragione, sebbene di minor importanza, sta ancora in ciò che il Sole splende meno verso il suo contorno, più verso il mezzo del suo disco, fatto il quale accenna ad un assorbimento (di cui la misura ci è ignota) della luce e del calore fotosferico solare prodotto da un mezzo che del Sole avvolge la fotosfera.

Si tentò di risalire alla temperatura del Sole partendo, non dal suo calore irradiato, ma dalla teoria meccanica del calore e dai getti di materia gasosa, quali le protuberanze, che sul Sole si osservano. Anche per questa via si ottennero però risultati troppo diversi fra loro, poichè non bene si conoscono le circostanze di fatto che accompagnano lo svolgimento delle protuberanze.

Del Sole, pel punto di vista stesso dal quale siam costretti a studiarlo, noi conosciamo poco più che i fenomeni superficiali. Grazie alla diafanità della corona e della cromosfera, il nostro occhio può spingersi fino alla fotosfera, ma oltre questa tutto è occulto. Risalire dai fenomeni superficiali, imperfettamente noti, alla intiera massa del Sole, dire, anche solo a grandi tratti, quale sia la costituzione fisica di esso, diventa quindi un problema difficilissimo, e intorno al quale più che il vero si professano opinioni. Sommariamente le principali fra le teorie fisiche del Sole si possono così schizzare.

Il Sole è un corpo freddo ed oscuro, circondato da un sottile guscio gasoso, nel quale forze fisiche speciali svolgono incessantemente luce e calore. Dal suo nucleo solido partono eruzioni gasose, che formano le macchie.

Il Sole è un globo liquido incandescente, sul quale appaiono delle scorie, come sopra un bagno di metallo in fusione.

Il Sole è una massa gasosa ad una temperatura di milioni di gradi, continuamente agitata da eruzioni: le sue macchie sono dovute direttamente a queste eruzioni, o indirettamente alle deiezioni loro.

La temperatura eccettuata, il Sole è fatto come la Terra: esso ha un’atmosfera come la nostra, dei venti alizei come i nostri, delle nubi come le nostre, anzi delle nubi sovrapposte.

Il Sole ha la sensibilità, l’impressionabilità delle materie esplodenti, e le più deboli azioni, quelle ad esempio dei pianeti Giove, Terra, Venere, bastano ad eccitare i fenomeni grandiosi della sua superficie.

Il nucleo solido e freddo del Sole è circondato da più gusci gasosi. Nel guscio esterno, sotto l’influenza di venti costanti, si formano dei turbini, che pene-