Pagina:Celoria - Atlante Astronomico, 1890.djvu/22

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10 II. — LA LUNA.

dal punto A al punto B, in un punto vicinissimo ad A. Il suo moto la trasporta più e più verso B, ed essa appare come falce sempre più grande e lucente; ogni sera tramonta sempre più tardo, finchè, arrivata in B, mostra a chi la guarda dalla Terra luminosa la metà a destra del suo disco (primo quarto); illumina allora la prima metà delle nostre notti.

Prosegue il suo cammino lungo il tratto B C della sua orbita, e nel frattempo mostra illuminata una porzione ogni giorno maggiore del proprio disco, e tramonta ogni giorno più tardi. Arrivata in C (opposizione) sorge all’estremo oriente nell’istante istesso in cui il Sole tramonta ad occidente; per tutta la notte illumina i nostri orizzonti, ed il suo disco appare intiero, rotondo, tutto luminoso. Egli è che il Sole, collocato molto lungi al di là di S, colpisce in quel momento in piena fronte tutta la parte che essa volge alla Terra, e la rende quindi per intero visibile (Luna piena).

La Luna non si arresta mai nel suo moto, oltrepassa il punto C e si avvia pel tratto C D A dell’orbita. Percorrendolo, ripassa per aspetti analoghi a quelli per cui passò lunghesso il tratto C B A. Di tonda e piena che era in C, essa prende a mostrare ogni giorno illuminata una porzione sempre minore del proprio disco, e a sorgere ogni giorno più tardi. Arrivata in D mostra, sempre a chi la guarda dalla Terra, luminosa solo la metà a sinistra del suo disco (ultimo quarto), e splende sull’orizzonte solo per la seconda metà delle nostre notti. Di mano in mano che da D prosegue verso A continua a mostrare luminosa una parte sempre minore di disco, ed appare più e più falcata; l’ora del suo nascere si avvicina sempre più all’aurora, finchè sotto forma di un filo sottile, arcuato (falce lunare) sorge un giorno appena pochi istanti prima del Sole. Essa trovasi allora fra D ed A in un punto vicinissimo ad A, e, trascorso quel giorno, invano la si cerca in cielo; solo qualche tempo dopo la si vede riapparire ad occidente, e percorrere e ripetere le medesime fasi ad intervalli di 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 2,9 secondi (lunazione).

2. La Luna falcata, vista con cannocchiali astronomici anche modesti, di 5 oppur 7 centimetri d’apertura, appare così come la rappresenta la tavola VI, rispetto alla quale giova premettere un’osservazione importante, tanto più che essa va estesa alle tavole IV, V, VII, VIII e IX. I cannocchiali astronomici rovesciano le immagini degli oggetti, e fanno vedere a sinistra ciò che è a destra, in alto ciò che in basso, e via; anche le tavole annesse rappresentano le immagini lunari rovesciate rispetto a quelle che l’occhio nudo vede.

Nella Luna falcata un arco di circolo segna il contorno esterno della falce luminosa, un altro arco ne segna il confine interno, e a lato di questo il rimanente disco lunare mostrasi terminato da un contorno regolare, distinto e come sotto un velo cinereo (luce cinerea). Apparenze analoghe si riproducono

durante lo svolgersi successivo delle fasi (tav. VII), con questa differenza, che quanto più cresce la fase tanto più debole diventa la luce cinerea, sì che questa, visibile perfino all’occhio nudo a falce sottile, lo è appena nei cannocchiali quando la Luna trovasi nel suo primo o nel suo ultimo quarto, scompare affatto tre giorni dopo il primo quarto, ricompare solo tre giorni avanti l’ultimo quarto.

Gli archi di circolo che durante le fasi segnano i contorni della falce luminosa (tav. VI e VII) non sono continui, distesi, uniformi, geometrici, ma appaiono, l’interno sovratutto, ineguali, discontinui, variamente rotti e frastagliati. Talora mostrano punti luminosi, d’un bianco vivo ed abbagliante, che risplendono circondati da uno spazio oscuro, e che all’occhio maravigliato appaiono come staccati dalla superficie lunare e sovr’essa sospesi, quasi picchi, dai quali il Sole che sorge illumina le cime, lasciando nell’ombra i fianchi. Talora mostrano punti vivamente lucidi, staccati per brevissimo tratto da una serie di altrettali punti attigui, e questi nel loro insieme dànno origine ad un filo esile, luminoso, argenteo, quasi una serie di picchi illuminati, una cresta di montagna vista al sorgere o al tramontare del Sole. Talora invece mostrano tanti punti lucidi, i quali si succedono in guisa da dare origine ad un cerchio splendente, ed allora nella parte chiusa da questo cerchio si scorge un’ombra oscura e nera, così come sulla Terra succede di una cavità, sulla quale cada in direzione obliqua la luce del Sole.

La parte lucida della falce, chiusa dai due contorni appena descritti, non è di questi più uniforme, nè presenta minore o meno stupenda varietà di apparenze. Sono ancora parti luminose, abbaglianti, stranamente conformate, rotte e frastagliate in mille guise, e attorno ad esse e con esse intrecciate parti più pallide, più oscure e che meno affaticano l’occhio.

Di mano in mano che sul nostro satellite le fasi si avvicinano al plenilunio, diminuiscono sulla sua superficie sempre più i vivi contrasti di luce e di ombra perfetta. La tav. IX, là dove rappresenta in iscala grande una delle più notevoli regioni lunari, Plato, quale appare a Luna falcata e quale due giorni prima del plenilunio, dà di questa diminuzione un concetto chiaro e concreto. A Luna piena (tav. IV e V), sul disco tutto luminoso due grandi campi risaltano, uno più l’altro meno splendente. Essi si intrecciano, si intralciano in mille modi, ma i loro dettagli sfuggono, si confondono e si perdono in quella luce viva che il Sole su di essi dardeggia. Alcune poche conformazioni soltanto saltano all’occhio e richiamano l’attenzione; sono certi sistemi di righe, di striscie lucidissime che divergono da un punto, e intorno ad esso come aureole si svolgono. Amplissima fra queste, che direi raggiere lucide, è quella che si svolge attorno alla regione Tico, il numero 9 delle tavole IV e V; meno ampie ma più marcate sono quelle che divergono dalle regioni Copernicus, Kepplerus, Aristarchus i numeri 39, 40, 53 delle tavole stesse.