Pagina:Celoria - Atlante Astronomico, 1890.djvu/25

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12 II. — LA LUNA.

Non è difficile quindi osservando e riosservando, facendo uso sapiente delle diverse vedute prospettiche corrispondenti alle diverse fasi, distinguere sulla superficie lunare i luoghi piani e gli aspri, le regioni altissime, le alte, le basse, e delle singole regioni assegnare le forme reali e le dimensioni. Nè più difficile è fare della superficie visibile lunare e de’ suoi dettagli la carta. Per gran tempo tenne, fra le carte della Luna, il primato quella di Beer e Mädler, di cui il diametro è poco meno che un metro; si ha ora la carta di Schmidt, frutto di 34 anni di lavoro, superiore a tutte le altre e per grandezza di formato (misura 2 metri) e per ricchezza di dettagli. Fra le descrizioni della superficie lunare primeggiò per lungo tempo l’opera di Mädler; si hanno ora i libri di Nasmyth-Carpenter e di Neison, ricchi, fra altre cose, di belle fotografie dei dettagli. La nostra tavola IV-V rappresenta in piccola scala la Luna; è sparsa di nomi in gran parte latini, e sono quelli coi quali gli astronomi usano indicare le diverse regioni; sui margini per 65 delle principali regioni lunari dà il numero che ciascuna di esse porta nella carta, il nome e, pochissime eccezioni fatte, l’altezza in metri sulla regione circostante.

6. Importa farsi un concetto concreto delle dimensioni degli oggetti più piccoli che ancora si possono distinguere sulla Luna, e che possono essere riprodotti su una carta di dettaglio. Per questo bisogna partire dalla distanza che separa i centri della Luna e della Terra. Essa durante una lunazione cambia continuamente, ma in media la si può ritenere uguale a 384400 chilometri. A questa distanza, la quale è certo errata meno di 200 chilometri, un angolo ampio un minuto secondo d’arco abbraccia coi suoi lati, sottende, 1863 metri. Questa dimensione, che equivale a 1/1865 del diametro apparente lunare, è quindi invisibilissima e molto ma molto al di sotto di ciò che l’occhio nudo può ancora distinguere sulla Luna. I cannocchiali aumentano d’assai la potenza dell’occhio, ma non oltre un certo limite. Col più potente dei cannocchiali d’oggi giorno, il quale ha 97 centimetri d’apertura e 17 metri di distanza focale, per distinguere un oggetto sulla Luna bisogna che esso abbia in ogni direzione dimensioni di almeno 320 metri, per riconoscerne la forma bisogna che esso in ogni direzione misuri almeno 641 metri. Sono questi i numeri che segnano oggi l’ultimo limite del visibile sulla superficie lunare, ed in massima si può ritenere, che quanto sulla Luna appare con forma distinta e suscettibile di essere disegnata misura in ogni direzione 1 chilometro circa almeno.

7. Attorno alla Luna non esiste atmosfera di densità apprezzabile e che in qualche modo si possa paragonare a quella della Terra.

Se essa esistesse, grazie alla sua trasparenza non assoluta, farebbe sì che i contorni delle diverse regioni lunari, visti contemporaneamente e sotto uguali circostanze di illuminazione, nel plenilunio ad esempio, apparirebbero più distinti verso il mezzo del

disco, dove lo strato atmosferico che la luce deve attraversare è minore, confusi ed incerti verso il contorno, dove questo strato è più potente. Nulla di ciò si osserva sulla Luna.

Se essa esistesse, lo spettro della luce lunare sarebbe diverso dall’osservato. In quanto deriva da luce solare riflessa, riprodurrebbe, come di fatto riproduce, le righe oscure proprie del Sole; in quanto deriva da luce che attraversa un’atmosfera propria alla Luna, conterrebbe righe oscure speciali, prodotte dall’assorbimento dell’atmosfera stessa. Di queste righe le osservazioni più rigorose non dànno pur traccia.

Se essa esistesse, diverso dovrebbe essere il valore del diametro apparente lunare che si ottiene per mezzo di misure micrometriche dirette, e per mezzo del tempo che passa fra l’immergersi e l’emergere d’una stella, la quale si occulti dietro il corpo della Luna. Sarebbe diverso grazie alla rifrazione, la quale fa sì che un astro, occultandosi, scompare per noi più tardi, ricompare più presto di quello che farebbe se non esistesse atmosfera. Le osservazioni più precise e i calcoli più scrupolosi riducono la diversità di cui trattasi a 2 secondi d’arco, e questa diversità, tenuto conto del fenomeno d’irradiazione, accennerebbe ad un’atmosfera che sulla superficie lunare avrebbe una densità 25 decimillesimi di quella, che la nostra atmosfera, ad una temperatura centigrada di zero gradi e sotto una pressione di 760 millimetri, prende alla superficie terrestre. Da un’atmosfera così tenue, dato che pure esista, non può derivare nessuno dei fenomeni che l’atmosfera della Terra produce; con un’atmosfera così tenue è compatibile solo uno stato di cose, che appena si differenzia da quello che la mancanza assoluta di atmosfera produrrebbe.

Se non esiste atmosfera, non esistono vapori; e se questi mancano, devono pur mancare alla superficie della Luna materiali allo stato liquido, acqua ad esempio.

L’atmosfera è attorno alla Terra come un velo brillante, che propaga e moltiplica la luce per mezzo di ripercussioni indefinite. Ad essa dobbiamo la luce diurna diffusa, ad essa il nostro cielo azzurro, che è una pura parvenza, ad essa i nostri crepuscoli, le nostre sere, le nostre aurore. Sulla Luna, dove atmosfera non c’è, tutto questo manca. Là vedremmo il Sole sopra un fondo nero cupo; il suo splendore avrebbe una intensità accecante, e, ciò malgrado, gli oggetti su cui i suoi raggi non cadessero direttamente o da altro corpo riflessi sarebbero completamente oscuri. Attorno a noi non avremmo che luce abbagliante o tenebre; uno schermaglio, che impedisse alla luce solare diretta di arrivare al nostro occhio, basterebbe per far là vedere su un fondo scuro intenso le stelle di pieno giorno.

8. La Luna irradia calore, ma appena i termomoltiplicatori più delicati l’avvertono. Il calore lunare cresce durante ravvicinarsi delle fasi al plenilunio, decresce con legge meno rapida che lo splendore coll’allontanarsi della Luna dal punto di sua massima fase. La Luna, in quanto è sorgente di calore, può