Pagina:Celoria - Atlante Astronomico, 1890.djvu/24

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II. — LA LUNA. 11

Senza dubbio la figura della Luna è sferica, e ne fanno fede il suo disco perfettamente circolare, e la maniera con cui esso successivamente si illumina. Se la sua superficie fosse piana, verrebbe tutta nello stesso tempo vestita, e parimenti poi tutta in un istesso punto spogliata di luce, e non prima le parti che guardano verso il Sole, ed a poco a poco le seguenti, fino a diventar tutte luminose nell’opposizione.

Senza dubbio la superficie della Luna è aspra, formata di parti alte diversissimamente, con strutture molteplici, complesse, capaci di riflettere la luce in modo diverso. Senza di ciò, essa che è opaca, non potrebbe mostrare regioni lucide e regioni relativamente buie, e nell’une e nell’altre dettagli fuggevoli di luci e di ombre.

3. La luce cinerea essa ancora nasce dall’opacità della Luna, ed a produrla contribuisce la Terra, la quale pure è opaca. Il Sole illumina contemporaneamente e Terra e Luna, e se questa splende per luce solare che riflette verso la Terra, non v’è ragione perchè a sua volta la Terra non splenda e non rifletta verso la Luna la luce del Sole, e se la Luna a chi la guarda dalla Terra presenta fasi, ragione non v’è perchè fasi analoghe non débba presentare la Terra a chi dalla Luna la guardasse. In questioni come la presente si può per un momento far astrazione dal moto della Terra e supporla fissa in T (fig. 1). Quando la Luna è in congiunzione ossia in A, la Terra, che è in T, rivolge ad essa l’emisfero suo che è tutto illuminato dal Sole, e ver essa riflette la massima quantità di luce solare. Quando la Luna passa in opposizione ossia in B, la Terra rivolge ad essa l’emisfero al quale i raggi solari non arrivano, e ver essa non riflette punto luce. Nel primo caso la Luna volge alla Terra l’emisfero non illuminato dal Sole, e la Terra volge alla Luna l’emisfero illuminato. Nel secondo caso le parti si scambiano; diventa luminoso il disco lunare rivolto alla Terra, oscuro il disco terrestre rivolto alla Luna. Evidentemente le fasi contemporanee della Luna e della Terra sono complementari; alla Luna-nuova corrisponde quella che potrebbe chiamarsi Terra-piena, alla Luna-piena quella che Terra-nuova. Nessuna maraviglia quindi che la Luna prima e dopo il novilunio, ossia mentre trovasi vicino al punto A della propria orbita, mostri più intensa e distinta la luce cinerea. Egli è che in quel frattempo essa riceve dalla Terra la maggior quantità di luce solare riflessa, egli è che la luce cinerea o secondaria della Luna non è altro appunto che luce solare riflessa dalla Terra verso il suo satellite.

4. Basta seguire attentamente il corso della Luna durante lo svolgersi successivo di tutte le sue fasi, per persuadersi che di essa noi vediamo sempre a un dipresso le medesime conformazioni e lo stesso emisfero. La Luna impiega lo stesso tempo a compiere una rotazione intorno a sè ed una rivoluzione intorno alla Terra, epperciò dei due emisferi lunari, l’uno è sempre rivolto alla Terra, l’altro è sempre

alla medesima opposto, e rimarrà, meno piccole porzioni, perpetuamente celato al nostro occhio indagatore, ed uno degli arcani del cielo impenetrabili alla nostra curiosità.

Meno piccole porzioni, fu detto. Sulla Luna piena infatti, ad epoche anche molto lontane, le medesime macchie e conformazioni occupano in apparenza sempre la regione centrale del disco, ma chi osserva precisamente, si avvede che esse in realtà vanno avvicinandosi di quantità sensibili ora verso l’orlo orientale ora verso l’occidentale, oscillando, librando, intorno ad una posizione media. Questa oscillazione, librazione, affetta ugualmente tutti i punti della superficie lunare, si estende quindi anche ai punti collocati verso l’orlo, e fa sì che noi li vediamo ora avvicinarsi, ora allontanarsi dal medesimo, divenendo per tal guisa successivamente invisibili e visibili alcuni punti della sfera lunare collocati nell’emisfero opposto alla Terra.

5. La librazione aumenta la superficie visibile della Luna, ma non ne rende gran che più difficile lo studio e la rappresentazione. Della Luna si ha, stando in Terra, una veduta prospettica, veduta che, grazie alle fasi, appare durante una lunazione sotto punti di vista e sotto illuminazioni sempre diverse. Un corpo, illuminato di fianco, getta dalla parte opposta un’ombra che dipende dal suo contorno, dalla sua altezza, dall’altre dimensioni sue, e che muta se la sorgente luminosa cambia di posizione. Di un corpo, dato il punto di vista, si può sempre, per mezzo della prospettiva e con un sapiente uso di luce e di ombre, fare sopra un piano la rappresentazione fedele. Data la posizione della sorgente di luce, si può quindi risalire sempre dall’ombra, che un corpo proietta, al contorno, all’altezza e all’altre dimensioni di esso. Dato il punto di vista, si può dalla rappresentazione prospettica di un corpo risalire alla sua forma reale. E poichè rispetto alla Luna sorgente unica di luce è il Sole, del quale in ogni istante la posizione è nota, e poiché della Luna noi vediamo una proiezione prospettica, nulla si oppone a che, studiando questa e misurando attentamente sovr’essa le ombre fuggevoli proiettate dai corpi, noi risaliamo e alle conformazioni reali della superficie lunare e alle dimensioni loro. Gettiamo gli occhi su qualunque delle tavole annesse, e, per fissare le idee, sulla figura della tav. VII, che rappresenta la regione Iulius Caesar, quale appare mentre sovr’essa, ed alla sinistra sua sorge il Sole. Bisognerebbe essere ciechi per non vedere, fra altri dettagli, le numerose cavità di cui è sparsa, cavità quasi esattamente circolari, chiuse all’ingiro e formate da argini annulari, che quasi baluardi si innalzano sul piano circostante. Vi sono in queste cavità parti in luce e parti in ombra; sulle prime già arriva, sulle seconde non arriva ancora il Sole; uno studio paziente di queste luci e di queste ombre permetterà di esprimere in numeri le altezze relative non che le assolute dei baluardi che accerchiano questa e quella cavità.