Pagina:Celoria - Atlante Astronomico, 1890.djvu/33

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16 II. — LA LUNA.

tere di altre volte è scomparso, e al posto suo si vede una piccola macchia (tav. IX) nel cui interno solo con difficoltà e con cannocchiali potenti si riesce a rintracciare un cratere piccolissimo.

16. Quando la Luna portata dal suo moto proprio passa pel punto C della propria orbita (fig. 1), ed il punto C contemporaneamente si trova o vicinissimo o nel piano dell’eclittica nel quale giacciono il Sole e la Terra, succede una eclissi totale di Luna. La Terra, intercettandoli, impedisce ai raggi solari di arrivare alla Luna, e questa, avvolta nell’ombra dalla Terra proiettata, scompare. Non scompare in generale per intiero. Sulla sua superficie si diffonde, anche nel momento della totalità massima, una debole luce nella quale il colore predominante è il rosso cupreo (tav. XIII), luce residua, che proviene dalla rifrazione e dalla dispersione della luce solare nell’atmosfera terrestre. Sono rare le eclissi lunari delle quali narrisi che la Luna, durante la totalità, sia divenuta per qualche istante tutta invisibile, e sono quelle del 15 giugno 1620 (osservazione di Keplero), del 25 aprile 1642 (osservazione di Evelio), del 18 maggio 1761 (osservazione di Wargentin), del 10 giugno 1816 (osservazione di Beer e Mädler). Anticamente l’osservazione del momento in cui avveniva una eclissi totale dava modo di determinare con precisione il movimento della Luna e un punto speciale dell’orbita lunare; ora tutto ciò che riguarda il moto della Luna o è abbastanza noto, o meglio si indaga con altre osservazioni; durante le eclissi lunari si fanno ora a preferenza osservazioni fisiche; in quelle del 1884 e del 1888 si indagarono ad esempio le fasi di calore, per le quali passa la Luna eclissandosi. Ne risultò che il debole calore irradiato dalla Luna scompare quasi interamente quando l’eclissi diventa totale, e che la scomparsa segue da vicino ma non è rigorosamente contemporanea alla sparizion della luce.

17. Per lunghissimo tempo si attribuì alla Luna un’azione grande, preponderante sui fenomeni naturali. Si fecero da essa dipendere i fenomeni tutti dell’atmosfera, quelli della vita animale e vegetale; si ritenne per fermo che nulla di quanto succede attorno a noi si sottrae dal suo influsso potente.

Gli astrologi, i quali facevano presiedere ad ogni organo umano un astro, avevano collocato il cervello sotto la protezione della Luna, e, come un’eco lontana di questa loro idea fantastica, rimane tuttora nel nostro linguaggio il nomignolo di lunatici applicato agli uomini bizzarri, e di umore instabile. La scienza di tutte le pretese influenze lunari sulla vita animale ha oramai trionfato, e sgombro il proprio terreno; rimangono alcuni fatti di essa vita, che hanno un periodo ciclico quasi sincrono a quello delle lunazioni, ma fra questi fatti e la Luna nessuno oramai più pensa ad un vincolo possibile come di effetto a causa.

Gli agricoltori hanno tuttora rispetto alla Luna alcuni aforismi dai quali difficilmente si allontanano; nell’abbattere le piante, nel seminare, nel raccogliere

badano alla fase. In questo campo la scienza ha distrutti non pochi aforismi, i quali non reggono al controllo dei fatti; ha dimostrato che in generale il concetto di un’energica azione lunare sulla vita vegetale, di un’azione che su tutte le altre preponderi, manca assolutamente di base; trovò però che in alcuni casi speciali, nell’orticoltura ad esempio, esiste realmente una qualche azione della fase, azione di ordine secondario però, e della quale pel momento non si può dare con sicurezza ragione.

Rimangono alcuni fenomeni di fisica terrestre, e i fenomeni tutti meteorologici, il succedersi, delle pioggie, dei venti, del caldo, del freddo, del buono e del cattivo tempo. Costituiscono questi il campo classico degli influssi lunari, e ancor oggi molti, troppi anzi, cercano nella Luna il loro più sicuro criterio sul tempo che farà. La scienza procedette e procede su questo terreno con cautela grande, non afferma, non nega sistematicamente; quando lo può, dimostra le affermazioni e le negazioni sue; nei rimanenti casi sta dubbiosa, lasciando ai fatti avvenire la soluzione del dubbio.

La scienza afferma e dimostra che la Luna colla sua massa è la causa precipua del flusso e riflusso dei nostri mari, ma afferma e dimostra insieme che la marea atmosferica è minima. Le diverse fasi della Luna non sono forti abbastanza per produrre da sè variazioni sensibili nello stato dell’oceano atmosferico che ci circonda, ma possono aiutare od osteggiare certi movimenti che in questo oceano sieno da altre cause iniziali prodotti.

La scienza ammette una certa corrispondenza fra le oscillazioni del magnetismo terrestre e il corso della Luna, pur confessando di ignorare per qual ragione tale corrispondenza si produca, ma nega, poichè l’esperienza non lo conferma, che le fasi lunari abbiano qualche influenza sui terremoti.

La scienza studia con esperienze rigorose l’azione termica della Luna, e afferma e dimostra che essa in generale è minima, che è insensibile e non dimostrabile nei fenomeni della meteorologia, e poichè in questi il calore è fattore principalissimo, la scienza ricaccia la Luna fra le cause meteorologiche secondarie, sulle quali nessun pronostico sicuro del tempo può fondarsi, e per arrivare a questi pronostici batte altra via.

La scienza esamina pazientemente gli aforismi dei Nostradamus di tutti i tempi, li passa allo staccio dei fatti, e, se non reggono alla prova, li rigetta, se in qualche modo reggono, accorda loro quella fiducia di cui son degni, e aspetta dai fatti, avvenire la loro conferma piena. Alcune osservazioni accennano ad una qualche influenza della Luna sulla pioggia, sui temporali e sulla serenità del cielo; tutte le osservazioni affermano però che trattasi d’un’influenza di ordine secondario, ed escludono che la pioggia, i temporali, la serenità del cielo abbiano per causa efficiente la Luna; tutte le osservazioni dimostrano falsa la vulgata opinione che aspetta dai quarti della Luna qualche presagio per le variazioni del tempo.