Pagina:Celoria - Atlante Astronomico, 1890.djvu/37

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18 III. — SISTEMA PLANETARIO 0 SISTEMA DEL SOLE.

e P’, portando seco tutte le stelle. Questo dissero infatti gli antichi, guidati dalle apparenze. Per loro il cielo era una sfera reale, e le stelle giacevano tutte sulla superficie di questa sfera; essa ruotava incessantemente intorno a sè medesima, compieva in 24 ore una rotazione, e produceva così il moto diurno delle stelle.

Per noi il cielo non è che una parvenza, le stelle si librano nello spazio a distanze diversissime, e solo per le leggi della prospettiva noi le vediamo proiettate sulla volta che apparentemente contermina lo spazio. Per noi non è il firmamento, non sono le stelle che si muovono. A che far muovere tante stelle? È la Terra che, librata nello spazio, ruota attorno a sè stessa, compiendo in 24 ore una rotazione. La rotazione diurna del firmamento da oriente ad occidente, da destra a sinistra di chi volge la faccia a nord, è una pura apparenza, ed è prodotta da una rotazione reale inversa, da occidente a oriente, della Terra.

2. Fra gli astri del cielo alcuni pochi, pur partecipando al moto diurno di tutte le stelle, cambiano continuamente rispetto a queste la loro posizione. Sono astri erranti, e per questo gli antichi li chiamarono pianeti; formano in cielo una famiglia a parte, e costituiscono fin dall’antichità il Sistema planetario.

Per gli antichi i pianeti erano sette; i loro moti erano prodotti da ciò che essi si aggiravano a distanze diverse ed in orbite circolari concentriche attorno alla Terra; erano a questa più vicini quelli che si muovevano più velocemente, e per ordine di distanza si susseguivano così: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno. Da queste loro idee nacque la settimana di tanti giorni quanti appunto erano i pianeti; nacquero i nomi dei giorni, Lunedì da Luna, Martedì da Marte, Mercoledì da Mercurio, Giovedì da Giove, Venerdì da Venere, Sabbato da Saturno, Domenica dal Sole; nacque il Sistema dell’universo detto Tolemaico da Tolomeo, nel quale (tav. XIV e XV) la Terra occupa appunto il centro, e attorno ad essa si svolgono successivamente le orbite dei pianeti, abbracciate tutte dalla sfera delle fisse.

Gli antichi nei loro concetti intorno al Sistema dei pianeti si lasciavano guidare in parte dall’osservazione dei loro moti, in parte dalle idee preconcette che il circolo, la più perfetta delle linee, era la sola orbita possibile pei corpi del cielo, e che la Terra, soggiorno dell’uomo, era il solo centro degno del mondo. Noi ci facciamo guidare invece unicamente dai fatti; osserviamo prima questi, ed i fatti osservati cerchiamo poi di dominare col lavoro del pensiero.

L’osservazione dei moti dei pianeti condusse noi a scambiare le parti della Terra e del Sole, a mettere questo immobile nel centro dell’universo, e a far muovere la Terra in quell’orbita che gli antichi attribuivano al Sole. La Terra da centro e capo del Sistema decadde così a semplice parte di esso; la Luna sola continuò a muoversi intorno ad essa come

a centro, ma la Luna pure, da pianeta ch’essa era presso gli antichi, decadde ad essere un semplice satellite della Terra.

Non fu cosa facile riescire a tanto; ci vollero secoli di lavoro accumulato, ci volle l’intuito del vero metodo di ricerca, lo studio profondo di uomini di genio, Copernico, Keplero, Galileo, Newton. Il Sistema planetario, quale da noi si concepisce, Sistema Copernicano, non è un concepimento puro ed astratto, ma è il portato dei moti planetarii osservati, e la verità sua risulta da ciò appunto che esso di tutti questi moti dà, come sarà mostrato in seguito, perfettamente ragione.

3. Nel Sistema Copernicano ha grande importanza la linea detta ellissi: è una curva chiusa che, come il circolo, ritorna infinite volte sopra sè medesima. Nell’interno del circolo v’è un solo punto speciale, il centro; nell’interno dell’ellissi ve ne sono due, i fuochi. Nel circolo ogni punto della circonferenza è ugualmente lontano dal centro; nell’ellissi ogni punto è tale che la distanza da esso ad uno dei fuochi sommata a quella da esso all’altro fuoco dà una quantità costante. Oltre ai due fuochi S, S1, (fig. 3) son degni di nota nell’ellissi il centro C, la linea AB, asse maggiore, la linea DE, asse minore, la distanza CS, Fig. 3.eccentricità, e rispetto ad uno dei fuochi, S ad esempio, importa nell’ellissi considerare la distanza AS, distanza perielia, la BS, distanza afelia, il punto A, perielio, il punto B, afelio.

Nel Sistema Copernicano ogni pianeta percorre nello spazio un’ellissi; tutte le ellissi del Sistema hanno uno dei fuochi comune, e in questo giace il Sole. Già gli antichi avevano osservato che i movimenti dei pianeti non sono uniformi, ed a spiegare questo fatto per mezzo di soli circoli avevano dovuto ideare un edifizio celebre, ingegnoso, ma complicatissimo. La forma ellittica delle orbite, col Sole in uno dei fuochi, dà del fatto stesso una spiegazione generale, semplice e conforme alle leggi della Meccanica.

L’ellissi percorsa da un pianeta, orbita del pianeta, giace in un piano determinato, piano dell’orbita; i