Pagina:Celoria - Atlante Astronomico, 1890.djvu/75

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42 VI. — LE STELLE E LE NEBULOSE.

esse 21 sono boreali, 12 appartengono allo Zodiaco, 15 sono australi. Le boreali sono: Orsa maggiore, Orsa minore, Boote, Dragone, Cefeo, Cassiopea, Perseo, Andromeda, Triangolo, Cocchiere, Pegaso, Puledro (Equuleo), Corona boreale, Ercole, Ofioco, Serpente, Lira, Cigno, Aquila, Freccia (Saetta), Delfino. Le zodiacali sono: Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Libra, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario, Pesci. Le australi sono: Balena (Ceto), Eridano, Orione, Lepre, Cane maggiore, Cane minore, Argo (Nave), Idra, Coppa, Corvo, Centauro, Lupo, Altare, Corona australe, Pesce australe.

Gli interstizi fra queste costellazioni sono pieni di stelline, amorfotoi, dai Greci non attribuite alle costellazioni attigue; attorno al polo australe sono numerose le stelle ignote ai Greci. Colle amorfotoi furono in tempi a noi prossimi formate le costellazioni boreali Volpe, Lucertola, Giraffa, Lince, Cani dà caccia, Chioma di Berenice, Leone minore, le costellazioni australi Liocorno, Scudo di Sobieski, Sestante. Dalle rimanenti amorfotoi australi e dalle stelle australi ignote agli antichi furono tratte le costellazioni Ottante, Mensa, Idro, Camaleonte, Apode (Apus), Pavone, Indo, Tucano, Pesce volante, Mosca, Compasso, Triangolo australe, Dorado, Orologio, Reticolo, Pittore, Croce del Sud, Norma, Fenice, Telescopio, Grù, Cielo, Microscopio, Colomba, Scultore, Forno, Macchina pneumatica, Bussola, costellazioni che, unite alle australi antiche, coprono con ordine, dopo i lavori di Halley (1676-78), di La Caille (1751-52), di Gould (1879), tutto l’emisfero sud del cielo.

Tutte le enumerate costellazioni, antiche e più o meno recenti, sono riprodotte nelle tavole XXVIII e XXIX, XXXVIII e XXXIX; in queste ultime furono dimenticate solo la Macchina pneumatica e la Bussola.

3. I Greci solevano dare un nome alle stelle più splendenti di ogni costellazione, e le rimanenti indicavano con descrizioni, dicendo la stella nell’impugnatura di Perseo, nella cintura di Orione, nella coda del Leone... In sul principio del secolo decimosettimo Bayer propose la nomenclatura ancora in uso. Si indicano in essa le diverse stelle di ogni costellazione colle lettere minuscole dell’alfabeto greco α, β, γ... ω, assegnando la α alla stella più splendente e via; esaurite le lettere greche, si ricorre alle minuscole a, b, c... dell’alfabeto latino. Pochi nomi o greci od introdotti più tardi sopravvivono, e fra essi i principali sono: Aldebaran od α del Toro, Algol o β di Perseo, Alioth od ε dell’Orsa maggiore, Antares od α dello Scorpione, Arturo od α di Boote, Atair od α dell’Aquila, Betelgeuse od α di Orione, Canopo od α di Argo, Capra od α del Cocchiere, Castore od α dei Gemelli, Cinosura od α dell’Orsa minore, Cuore di Carlo od α dei Cani da caccia, Deneb od α del Cigno, Denebola o β del Leone, Fomalhaut od α del Pesce australe, Gemma od α della Corona boreale, Mizar o ζ dell’Orsa maggiore, Polluce o β dei Gemelli, Procione od α del Cane minore, Regolo od α del

Leone, Righel o β di Orione, Sirio od α del Cane maggiore, Spica od α della Vergine, Vega od α della Lira.

4. Anche la nomenclatura di Bayer sarebbe insufficiente a designare tutte le stelle del cielo. In Astronomia si usa individuare ogni stella per mezzo del tempo a cui essa passa pel meridiano (ascension retta) e per mezzo della sua distanza dall’equatore (declinazione). In ogni osservatorio si hanno orologi, i quali segnano l’ora zero, quando un punto speciale del cielo (equinozio di primavera) passa pel meridiano rispettivo, e sono poi regolati per modo che con essi, al ritorno successivo del punto stesso al meridiano, ritorno che avviene esattamente dopo un’intera rotazione della Terra sul suo asse, si contano 24 ore precise (ore siderali). Stabilita così l’origine dell’enumerazione, è evidente che quando si dice che una stella passa pel meridiano a tante ore, minuti primi, minuti secondi e frazione di secondo, che essa passa inoltre a tal distanza dall’equatore, distanza che ha una relazione immediata colla distanza dallo zenit, la si individua per modo, che non è più possibile, se pur non si commette uno sbaglio, scambiare la medesima con altra stella.

Così con due soli numeri (coordinate stellari) registrati in un libro (catalogo delle stelle) si riesce ad individuare e precisare chiarissimamente le migliaia di stelle del cielo. Una sola cosa turba questo sistema semplicissimo, ed è che l’origine dell’enumerazione, l’equinozio di primavera cioè, non è assolutamente fisso; esso ha nel cielo un piccolo movimento, che obbliga gli astronomi a porre, a lato dei due numeri or ora citati, l’epoca o l’anno al quale essi vogliono essere riferiti.

5. Il diverso splendore delle stelle le ha fatte dividere in classi, chiamate grandezze per ciò che le stelle più splendenti, mandando maggior massa di luce all’occhio, appaiono più grandi. Le stelle visibili ad occhio nudo formano le prime sei grandezze; le telescopiche vanno dalla grandezza 7 alla 16, e si ritengono di sedicesima le ultime stelle visibili soltanto coi più potenti cannocchiali d’oggi giorno.

Si ammette in generale che il numero 2,5119 rappresenta quanto una stella di grandezza determinata splende meno d’una stella di maggior splendore e di grandezza diversa d’una unità, quanto una di quarta splende meno che una di terza, una di sesta meno che una di quinta... Nel fatto però gli splendori stellari non si susseguono a gradi regolari e distinti così come questa ipotesi vorrebbe, nè dalle stelle di prima si salta a quelle di seconda, da queste a quelle di terza e via. Gli splendori stellari formano nel loro insieme una serie continua, passano gli uni negli altri per sfumature insensibili, sicchè diventa assai difficile lo stimarli e determinarli con precisione. Una traccia di indeterminazione nei loro valori sussiste pur oggi, malgrado si facciano dipendere da misure pazienti fatte con strumenti speciali, fotometri.

6. Nel cielo si sono contate 20 stelle di prima grandezza, 51 di seconda, 200 di terza, 595 di quarta,