Pagina:Celoria - Atlante Astronomico, 1890.djvu/78

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VI. — LE STELLE E LE NEBULOSE. 43

1213 di quinta, 3640 di sesta, in tutto 5719 stelle visibili ad occhio nudo. V’è qualche incertezza in questi numeri generalmente accettati, ma è un’incertezza che nulla toglie all’importanza delle conseguenze che se ne possono trarre. Evidentemente quanto minore è lo splendore delle stelle, tanto maggiore ne è il numero, e questo è confermato dalle revisioni del cielo fatte coi cannocchiali, attraverso ai quali l’occhio vede le stelle moltiplicarsi quasi come le arene del deserto.

Con un cannocchiale modesto di 70 millimetri di apertura, a cui sia applicato un oculare di piccolo ingrandimento (10), si vedono ancora senza fatica le stelle di nona grandezza, e con un tal cannocchiale si sono contate in cielo 656145 stelle. Guglielmo Herschel col suo telescopio di 18 pollici d’apertura, paragonabile ad uno dei nostri cannocchiali che abbia un obbiettivo di 25 centimetri di diametro, vide le stelle di decimasesta grandezza, le più piccole finora osservate. Egli, errando di plaga in plaga, enumerò qua e là le stelle comprese nel campo di visione del suo telescopio, e con facile calcolo dedusse il numero delle stelle, con esso telescopio visibili, uguale a 20374034. Si tratta di un numero il quale ha un valore solo relativo, perchè ottenuto estendendo a tutto il cielo risultati di enumerazioni fatte in piccola parte di esso, ma, fosse anche notevolmente errato, esso autorizza ad affermare che il numero delle stelle oggi visibili coi nostri cannocchiali sale a decine di milioni, ed autorizza a pensare che ben maggiore è il numero delle stelle esistenti, molte delle quali per insufficienza dei nostri mezzi ottici noi non riesciamo ancora a vedere.

7. In cielo vi sono stelle che passano successivamente per diversi gradi di intensità luminosa (variabili), e che, quando già non hanno un nome od un’indicazione speciale, si convenne designare colle ultime lettere maiuscole dell’alfabeto latino, cominciando da R, e col nome della costellazione a cui appartengono. Le variabili, a seconda delle oscillazioni della loro luce, possono dividersi in parecchie classi.

La prima è quella delle stelle temporarie o nuove, le quali appaiono subitamente, ed in pochi mesi scompaiono a gradi a gradi. Celebri sono le nuove del 1572 e del 1604, recenti sono le apparse nel 1848, nel 1866, nel 1876, nel 1885.

La seconda, la più numerosa, abbraccia le stelle che passano da uno splendore massimo ad uno minimo in un periodo oscillante fra 6 mesi e 2 anni; presentano differenze di splendore grandi; non tutti i massimi e i minimi di luce pei quali passano sono uguali fra loro; non sempre la durata del loro periodo è costante. Sono caratteristiche in questa classe le stelle ο della Balena (Mira Ceti) e χ del Cigno.

Nella terza stanno le stelle il cui splendore è soggetto a lievi mutazioni in apparenza irregolari; esempi di questa classe si hanno nelle α di Orione ed α di Cassiopea.

Vi sono stelle, quali ad esempio β della Lira e δ di Cefeo, che cambiano continuamente; nel corso di pochi giorni passano per una serie non interrotta di splendori diversi, serie che ripetesi poi esattamente e regolarmente. Queste stelle formano una quarta classe di variabili.

La quinta classe infine comprende alcune stelle le quali mantengono, durante la più gran parte del tempo, invariato il loro splendore, ma ad intervalli regolari perdono poi in poche ore quasi intieramente la loro luce, e con uguale rapidità la riacquistano. Passano per queste rapide variazioni di splendore a periodi così determinati, che in parecchi casi se ne può fissare l’istante entro una frazione di secondo. La più caratteristica fra le stelle di questa classe è Algol o β di Perseo; ad essa appartengono pure δ del Cancro e δ della Libra.

A spiegare sì grande varietà di fenomeni, teorie diverse furono immaginate, ma forse non è una sola la causa che li produce, forse è più logico pensare che ad ogni classe di variabili corrispondono una o più cause speciali di perturbazione dello splendore.

Ammettono alcuni che l’eruzione e l’incendio di una potente massa di idrogeno portino rapidamente la stella, in cui avvengono, ad un altissimo grado di calore e splendore, cui essa, raffreddando, perde in seguito a poco a poco. Se vera, questa ipotesi spiegherebbe solo le stelle temporarie.

È certo che stelle costituite come il Sole, e nelle quali le macchie si svolgessero in più vaste proporzioni, dovrebbero presentare notevoli cambiamenti di splendore. Non sarebbe facile dare in questo modo ragione delle variabili della seconda e dell’altre classi, ma quelle della terza ne vanno naturalissimamente spiegate.

È assai diffusa l’ipotesi la quale spiega le variabili, supponendo che le parti diverse della loro superficie sieno diversamente splendenti, e rivolgansi successivamente alla Terra portate dalla rotazione delle stelle intorno al proprio asse. Anche di questa ipotesi può dirsi che, se vera, spiegherebbe solo le variabili della classe quarta.

Rimangono le variabili della quinta classe. Le si spiegano per mezzo di un corpo oscuro o satellite della stella, il quale, portato dal proprio movimento intorno alla stella, passa a periodi determinati fra la stella e la Terra (paragrafo 12).

8. Vi sono in cielo stelle rosseggianti come Aldebaran, Antares, Arturo, Polluce; ve ne sono di biancheggianti, Sirio e Vega ad esempio, di gialle, di aranciate, di azzurre, di verdi. La tavola XXX e il disegno in basso a destra della tavola XXXI dànno di queste stelle colorate alcuni esemplari pieni di gaiezza e leggiadria. Il color verde, l’azzurro sono però eccezioni; la più gran parte delle stelle hanno colori che si lasciano classificare per mezzo di una scala cromatica, la quale comincia dal bianco puro, passa per tutte le gradazioni del giallo e finisce nel rosso. Non pare che esistano stelle di color bianco