Pagina:Celoria - Atlante Astronomico, 1890.djvu/79

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44 VI. — LE STELLE E LE NEBULOSE.

puro o di color rosso puro; nelle ritenute bianche v’è una traccia di giallo; le rosseggianti sono d’un color giallo intenso tendente più o meno al rosso: il vero rosso del carminio, il rosso della riga C dello spettro disegnato nella tavola III non s’incontra in alcuna stella. Se nella scala dei colori più su accennata si pone il bianco puro uguale a zero, si indica col numero 4 il giallo puro, col 6 il giallo intenso proprio dell’oro, col 10 il rosso spoglio da ogni miscela di giallo, tutte le stelle rosse vengono rappresentate da numeri compresi fra 6,5 e 9.

Fu da alcuni osservato che in qualche stella, γ del Centauro ad esempio, il colore varia, ma questo fatto, che sarebbe importantissimo, non è ancora ben certo. Sventuratamente nell’argomento dei colori stellari c’è una parte che dipende dalle attitudini fisiologiche dell’osservatore, e qualche differenza si riscontra inoltre nelle classificazioni fatte da uno stesso osservatore con cannocchiali di diversa potenza. È un argomento che da poco tempo si studia, e nel quale non si procede ancora col rigore e colla sicurezza propria delle osservazioni astronomiche.

9. Chiamansi doppie due stelle lontane pochi secondi d’arco, che confondono i loro raggi luminosi in quelli d’una stella unica, cui solo cannocchiali forti con oculari di ingrandimento opportuno riescono a scindere, a sdoppiare. Non sono due stelle proiettate dall’occhio dell’osservatore in punti vicinissimi del fondo del cielo, nel qual caso la loro multiplicità non sarebbe che relativa ed apparente, ma sono un vero sistema di due stelle che si aggirano l’una intorno all’altra, o, ciò che torna lo stesso, intorno al loro centro di gravità comune. Castore, Cuore di Carlo, Righel, ε di Boote, η e σ di Cassiopea, β del Cigno sono altrettante doppie, riprodotte, così come appaiono in un cannocchiale, nella tavola XXX.

Qualche volta sono tre le stelle (triple) che si aggirano intorno al comun centro di gravità; triple nella tavola XXX sono π del Liocorno, ψ e ι di Cassiopea, γ di Andromeda, ζ del Cancro per isbaglio nella tavola detta σ. Non di rado due stelle doppie stanno tanto vicine che appaiono insieme nel campo di visione del cannocchiale, con in mezzo parecchie stelline; tali sono ε1 ed ε2 della Lira (tavola XXX). Qualche volta s’incontrano stelle che un cannocchiale potente risolve in diverse stelline così prossime e così aggruppate, che difficilmente si può immaginare non abbiano una connessione fisica e non formino un sistema. Sono le così dette multiple, e tali sono le sei stelle (tav. XXX) nelle quali si risolve il trapezio che vedesi (tav. XXXIV) nella parte più lucida della nebulosa di Orione. Interessante, sotto questo punto di vista, è la stella Mizar o ζ dell’Orsa maggiore (tav. XXVIII-XXIX): vicino ad essa già ad occhio nudo vedesi una stella di quinta grandezza, Alcor (tav. XXVIII-XXIX), ma in un cannocchiale, Mizar stessa si sdoppia (tavola XXX) e fra essa ed Alcor appaiono parecchie stelline.

Le colorazioni più rimarchevoli ed i contrasti più curiosi di colore vengono in cielo mostrati dalle stelle multiple (tav. XXX). Se le componenti hanno grandezze uguali o poco diverse, hanno in generale lo stesso colore, o bianco o giallo; se le grandezze loro sono notevolmente diverse, la componente maggiore, poche eccezioni fatte, ha colore meno rifrangibile che va dal giallo al rosso, le componenti minori hanno colori più rifrangibili che vanno dall’azzurro al violetto.

Nella storia dell’Astronomia le stelle multiple segnano uno splendido progresso; per esse fu dimostrato che la legge dell’attrazione delle masse, alla quale tutto obbedisce nel Sistema del Sole, regge ancora i corpi disseminati nelle profondità dello spazio universo, e per esse fu possibile pensare con sicuro fondamento a più stelle, le quali si aggirano intorno ad un centro comune, così come in uno spazio più ristretto fanno i pianeti ed il Sole.

Quanti scrissero popolarmente di scienza, si arrestarono con singolare compiacimento a questo argomento delle stelle multiple. Se ogni stella è un sole, se ogni sole è centro di un sistema di pianeti, le doppie ci rivelano mondi, che alla fantasia appaiono incantevoli. Se esiste un pianeta che si rivolge intorno ad una doppia, il giorno e la notte, i fenomeni tutti, che presso noi si succedono senza posa a periodi determinati, devono su di esso avvenire in modo diversissimo, quale appena possiamo immaginare. Tramontato uno dei soli, potrebbe l’altro essere ancora vicino al meridiano; uno dei soli potrebbe essere già alto sull’orizzonte ed il secondo sorgere appena; potrebbe il giorno di quel pianeta essere la luce di due soli riuniti, la notte essere la luce di uno solo di essi; potrebbe alla luce dei due soli succedere prima quella di uno solo poi le tenebre; che se il pianeta, invece che intorno ad una stella doppia, si rivolgesse intorno ad una tripla o ad una multipla, giorno e notte, aurore e vesperi, luce e tenebre, tutto assumerebbe forme nuove e diverse, aspetti strani e infinitamente varii. Le multiple inoltre sono in generale colorate. Ora chi può dire gli effetti di questi soli colorati, i contrasti di luce che essi possono produrre su un pianeta che intorno ad essi si aggiri? Vi è da immaginare in proposito spettacoli imponenti, vi è da inventare narrazioni piene di incanto e di seduzione, vi è di che pascere la fantasia di un romanziere e quella di un pittore insieme riunite.

10. La distanza di un punto inaccessibile C (fig. 7) da un punto A oppure da un punto B si può ottenere facendo stazione in A e misurando l’angolo CAB, facendo stazione in B e misurandovi l’angolo CBA. Sarà l’angolo in C uguale alla differenza fra 180 gradi