Pagina:Celoria - Atlante Astronomico, 1890.djvu/94

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52 VI. — LE STELLE E LE NEBULOSE.

stelle ha da tempo fatto pensare, che le nebulose sieno comparativamente più vicine al nostro Sistema che non le stelle. Se ciò fosse, le nebulose dovrebbero avere parallassi annue (parag. 10) più grandi che le stellari, e più facilmente osservabili. Finora a questo proposito le osservazioni poco dicono: la nebulosa del Dragone, numero 37 del quarto Catalogo di Herschel, pare abbia difatto una grande parallasse, ma altrettanto finora non può affermarsi di altre nebulose.

Più recise affermazioni permettono le osservazioni sulle nebulose di splendore variabile. Della variabilità della nebulosa di Tuttle nel Dragone oramai non si può più dubitare; alle nebulose variabili appartiene certamente quella che si svolge intorno alla stella η di Argo, e che la tavola XXXVII riproduce quale è vista in un forte cannocchiale.

25. Le nebulose del cielo si presentano sotto tutte le forme, dalla circolare all’ellittica alla più irregolare e fantastica, sotto tutte le grandezze, da alcuni gradi di diametro apparente fino a pochi secondi. Vi è la nebulosa semplice, che come una nebbia cosmica di forma e di splendore irregolare si proietta sul fondo del cielo (tav. XXXII); v’è la nebulosa multipla, o meglio formata da un gruppo di nebulose piccole, isolate e separate (tav. XXXII); v’è la nebulosa planetaria di forma regolare e di splendore uniforme, quale la nebulosa del Sagittario disegnata nella tav. XXXII, e che in piccoli cannocchiali somiglia al pianeta Giove visto attraverso a tenue nebbia; vi sono le nebulose annulari, che hanno colle planetarie qualche affinità, e fra le quali tipica è la nebulosa nella Lira, rappresentata dalla tavola XXXIII così come in piccolo si vede con un cannocchiale mediocre, e come in tutti i suoi dettagli con un cannocchiale grande; vi sono le nebulose stellari semplici (tav. XXXII) che dal contorno verso il mezzo vanno aumentando di luce, e che talora mostrano nel mezzo un nucleo d’aspetto stellare; vi sono le nebulose stellari multiple con entro la loro massa, e in posizioni talora dissimmetriche rispetto al mezzo, più punti di condensazione luminosa (tav. XXXII), o più nuclei stellari; v’è la nebulosa a ventaglio con al vertice un nucleo nella più gran parte dei casi stellare (tav. XXXII); vi sono le nebulose fusiformi, abbastanza numerose, e di struttura in generale com-

plessa. La tavola XXXII rappresenta due di queste nebulose, ciascuna sotto due aspetti, secondochè si vede in un mediocre o in un forte cannocchiale. Vi sono fusiformi multiple formate da due, perfino da cinque nebulose minori, variamente inclinate le une rispetto alle altre, e tutte fusiformi; attraverso ad un cannocchiale potente, la fusiforme qualche volta si cambia in nebulosa a forma di spirale, analoga a quella nei Cani da caccia riprodotta dalla tav. XXXIII. Ivi di questa interessante nebulosa sono dati tre disegni, corrispondenti a tempi ed a cannocchiali diversi. Dapprima la si disegnò come formata da due nebulose isolate di diversa grandezza; poi la maggiore delle due fu vista come circondata da anelli diversi; finalmente la maggiore stessa, sotto ai potenti cannocchiali d’oggi, rivelò la sua struttura spirale.

Non pare che tutte queste forme diverse di nebulose sieno permanenti, ma le variazioni loro non poterono finora essere messe in evidenza incontrastabile dai disegni fatti a mano; lo saranno probabilmente dalle fotografie loro, ricche di dettagli, che la sensibilità straordinaria delle lastre, preparate con gelatina bromuro d’argento, permette ora di eseguire.

Molto si è pensato e scritto intorno a queste nebulose, ma un’ipotesi che tutte le spieghi, appaiano desse sferiche o irregolari o spiriformi, non si ha.

L’ipotesi, che meglio delle altre raggiunge questo scopo, è la recente ipotesi meteorica (parag. 17). Secondo essa, le nebulose, così come tutti i corpi dell’universo, sono sciami di meteoriti; i meteoriti non sono per sè medesimi luminosi, e lo diventano solo in grazia di urti e collisioni reciproche; i meteoriti vanno per l’universo a sciami, e la luce, che irradia da essi direttamente o dall’ardere dei gas da essi prodotti, può provenire solo da quelle parti dello sciame meteorico in cui avvengono collisioni; basta ammettere uno sciame in cui i meteoriti si rivolgano in orbite chiuse attorno ad un centro di gravità, e tutte le forme note di nebulose vengono ad essere spiegate.

Sventuratamente vi sono negli urti e nelle collisioni di meteoriti, negli svolgimenti di calore, di vapori, di gas, sui quali quest’ipotesi meteorica riposa, questioni ardue di meccanica, di fisica, di chimica finora insolute, e che potrebbero rendere inverosimile, forse impossibile, l’ipotesi stessa.