Pagina:Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu/130

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
90 trattato della pittura

che pare un diamante. Allora se ne vuole avere gran guardia, che non si percuota, nè tocchi ferro. E quando la vuoi adoperare per brunire oro o ariento, tiella prima in seno per cagione che non senta di nessuna umidezza, che l’oro è molto schifo.


Capitolo CXXXVII.

Come si dee brunire l’oro, o porre rimedii quando non si potesse brunire.


Ora è di bisogno di brunire l’oro, perchè n’è venuto il tempo suo. Egli è vero che di verno tu puoi mettere d’oro quanto vuoi, essendo il tempo umido e morbido, e non alido. Di state, un’ora mettere d’oro, un’altra brunire. Mo sarà egli troppo fresco, e verrà una cagione che ti converrà brunire? tiello in luogo che senta alcun vampore di caldo, o dell’aiere. Mo sarà troppo secco? tiello in luogo umido, sempre coverto; e, quando lo vuoi ben brunire, scuoprilo piano con sentimento, chè ogni piccola fregatura gli dà impaccio. Mettendolo in canove a pie’ delle veggie, o ver botti, riviene da brunire. Mo sarà stato otto o dieci dì o un mese, che per qualche cosa non si sarà potuto brunire? togli un fazzuolo, o vero sciugatoio, ben bianco; mettilo sopra il tuo oro in canova, o dove sia. Poi abbia un altro fazzuolo: bagnalo in acqua chiara, storcilo, e strucalo ben diligentemente; aprilo, e distendilo sopra il primo fazzuolo che hai mettudo in su l’oro asciutto; e statim riviene l’oro da poterlo brunire. Ora ti ho detto le condizioni del modo, quando l’oro è atto a lasciarsi brunire.