Pagina:Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu/129

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di cennino cennini. 89



Capitolo CXXXV.

Che pietre son buone a brunire il detto oro mettuto.


Quando comprendi che ’l detto oro sia da brunire, abbi una pietra che si chiama lapis amatita: la quale ti voglio insegnare com’ella si fa. E non avendo questa pietra (e migliore è, a chi potesse fare la spesa, zaffiri, smeraldi, balasci, topazi, rubini, e granati; quanto la pietra è più gentile tanto è migliore), ancora è buono dente di cane, di leone, di lupo, di gatto, di leopardo, e generalmente di tutti animali che gentilmente si pascono di carne.


Capitolo CXXXVI.

Come si fa la pietra da brunire oro.


Abbi un pezzo di lapis amatita, e guarda di sceglierla ben salda, senza nessuna vena, col tiglio suo tutto disteso da capo a piè. Poi vattene alla mola, e arruotala, e falla ben piana e pulita, di larghezza di due dita, o come puoi fare. Poi abbi polvere di smeriglio, e valla bene acconciando, senza abbi taglio, pure un poco di schiena; ritonda bene in ne’ canti. Poi la commetti in uno manichetto di legno con ghiera d’ottone o di rame; e da capo fa’ che ’l manico sia ben ritondo e pulito, acciò che la palma della mano vi si posi ben su. Poi dàlle il lustro per questo modo. Abbi un proferito ben piano: mettivi su polvere di carbone; e con questa pietra, inforcandola bene in mano sì come brunissi, va’ brunendo su per lo proferito; e avviene che la tua pietra si assoda, e diviene ben negra e rilucente


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