Pagina:Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu/98

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58 trattato della pittura

il terzo negro. Ma prima gratta la perfezione delle pieghe con qualche punteruolo di ferro, o agugiella; poi in secco togli azzurro della Magna lavato bene, o vuoi con lisciva, o vuoi con acqua chiara, e rimenato un poco poco in su la pría da triare. Poi, se l’azzurro è di buon colore e pieno, mettivi dentro un poco di colla stemperata, nè troppo forte, nè troppo lena, che più innanzi te ne parlerò. Ancora metti nel detto azzurro un rossume d’uovo; ma se l’azzurro fosse chiaretto, vuole essere il rossume di questi uovi della villa, che sono bene rossi. Rimescola bene insieme, con pennello di setole morbido: ne da’ tre o quattro volte sopra il detto vestire. Quando l’hai ben campeggiato, e che sia asciutto, togli un poco d’indaco e di negro, e va’ aombrando le pieghe per lo mantello, il più che puoi; pur di punta ritornando più e più fiate in su le ombre. Se vuoi in su’ dossi delle ginocchia, o altri rilievi biancheggiare un poco, gratta l’azzurro puro con la punta dell’asta del pennello. Se vuoi mettere in campo, o in vestire, azzurro oltramarino, temperalo all’usato modo detto di quello della Magna, e sopra quello danne due o tre volte. Se vuoi aombrare le pieghe, togli un poco di lacca fina, e un poco di negro temperato con rossume d’uovo. E aombralo gentile quanto puoi, e più nettamente; prima con poca di quella,1 e poi di punta, e fa’ men pieghe che puoi, perchè l’azzurro oltramarino vuol poca vicinanza d’altro miscuglio.

  1. Cioè, lacca fina, nominata di sopra. Il Riccard. legge: prima con poca d’acquerella.