Pagina:Cesare Battisti - Gli Alpini, Milano, 1916.djvu/14

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8 Battisti: Gli alpini


Or bene, quando la demoniaca follìa non già di un redivivo Barbarossa, ma di tutto un popolo, di tutta una razza, volle scatenata la guerra europea, questi montanari nostri, che oggi vestono la divisa dell’alpino, erano per gran parte esuli nel mondo. In pochi giorni li vedemmo tornar tutti a valanga. Le ferrovie e i piroscafi ce li restituivano a decine, a centinaia di migliaia.

Molti io ne vidi scendere ai primi dell’agosto 1914 per la grande porta settentrionale d’Italia, per la via del Brennero.

Tornavano stanchi, affranti, sgomenti e preoccupati del domani, avviliti per le perdite pecuniarie; avviliti pei mali trattamenti.

Ma bastava che uno intonasse una canzone d’Italia, un ritornello perchè quanti erano stipati in una carrozza e assai spesso in un carro merci, o quanti stavan bivaccando, nell’attesa, fra binario e binario, cambiassero l’espressione del dolore in quella della gioia.

E i più non attendevano d’aver varcato il vecchio confine, di aver finito il non lieto incontro coi treni dei soldati austriaci