Pagina:Cesare Battisti - Gli Alpini, Milano, 1916.djvu/47

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Battisti: Gli alpini 41

varsi a morir di inedia. Eppur non si sgomenta.

Meglio affidarsi alla fortuna, anzichè veder sofferente la famiglia. Non teme; va, tenta, soffre, combatte e.... vince!

Così è dell’alpino. Non si chiede quale sarà il suo domani. Non ha paura della morte, non delle vicende peggiori — mutilazioni, ferite, prigionia! — in cui può lanciarlo un’azione sfortunata. La voce del dovere gli dice: Va. E come varca gli oceani, balza tranquillo dalla propria trincea e corre al reticolato, alla trincea nemica.


*


Va senza spavalderia alcuna. Perchè quella sicura coscienza di sè, quel coraggio che si è creato attraverso lo spasimo, il dolore di intere generazioni di emigranti, si integrano nelle virtù proprie della razza montanina: la serietà, la persistenza e la bontà squisita del cuore.

Serietà che talvolta può parere freddezza, indifferenza, magari ottusità. Ed è solo abitudine di riflessione, lenta quanto volete, ma persistente.