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42 Battisti: Gli alpini


Chiedete ad un alpino: Si può scalar quella roccia? Possiamo scendere in quel precipizio? Arriveremo non visti, di soppiatto, nella tal posizione? Nessuna risposta impulsiva. È facile che l’interrogato concluda con un «Si può tentare», ma mai si ha una dichiarazione che esprima la certezza della riuscita o dimostri un prevalere del desiderio sulla possibilità, sull’azione effettiva.

Ma quando l’alpino ha detto «Si può tentare», egli tenta e non torna indietro.

È tenace. Nessun altro soldato ha come gli alpini la virtù della perseveranza. Chi, non avendo con loro famigliarità, li vede partire dall’accampamento, per andare in trincea o in ricognizione, a passo lento e misurato, prova quasi un senso di irritazione, nè crede conciliabile quella loro posatezza con la guerra. Ma dopo sette, otto, dieci ore di marcia quegli alpini continuano con lo stesso passo, senza ombra di stanchezza; e quando giunti in prossimità di una vetta o di una qualsiasi lontana meta, li credereste sfiniti, allora li cogliete a cantarellare e fischiare con quell’allegria che per solito è ca-