Pagina:Cesare Battisti - Gli Alpini, Milano, 1916.djvu/49

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Battisti: Gli alpini 43

ratteristica di chi parte e non di chi arriva.

Egual costanza hanno nell’affrontare il nemico. Sono capaci di star ore e ore aggrappati su un ciglione di roccia, in posizioni inverosimili, sotto la tempesta del fuoco, per esser pronti ad un attacco improvviso. E quando da una trincea, da uno sperone di monte hanno cacciato il nemico, vi si attaccano come le ostriche allo scoglio. Un’asprissima guglia nella regione Tonale era stata guadagnata per merito speciale di un plotone con un’azione difficile e sanguinosa durata dalla primissima alba a notte inoltrata.

Il drappello vittorioso doveva avere il cambio con truppa fresca. Ma quegli alpini rifiutarono e pregarono, pretesero anzi fosse concesso loro di rimanere alla difesa del posto. «Noi lo abbiamo conquistato, noi conosciamo le difficoltà, conosciamo le prime insidie che possono esser tese, sappiamo come ripararci dai colpi, intuirne la direzione. La prima difesa contro possibili attacchi deve esser nostra.» E lì rimasero, esposti al gelo, sulla nuda pietra, con scarsezza di cibo, fieri e felici, fedeli