Pagina:Chi l'ha detto.djvu/164

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
132 Chi l’ha detto? [445-447]



§ 26.



Fallacia dei giudizi, false apparenze, regole del giudicare





La prima regola del giudicare è di parlare soltanto delle cose delle quali ciascuno s’intende. Non fare che ti si possa rivolgere il rimbrotto dantesco:

445.   Or tu chi se’ che vuoi sedere a scranna
Per giudicar da lungi mille miglia
Con la veduta corta d’una spanna?

nè, meno che meno, la ironica puntata:

446.   Ne sutor ultra (o meglio supra) crepidam [judicaret].1

È questo il motto diretto da Apelle al ciabattino, il quale, avendo una volta rilevato felicemente un difetto delle scarpe dipinte in un quadro di Apelle, presumeva poi di giudicare di cosa che era fuori del suo mestiere. Ne parlano Plinio il vecchio, Nat. Hist., XXXV, 10, 36, § 85, e Valerio Massimo, VIII, 12, 3.

Simile è la risposta del citarista Stratonico.

447.   Non animadvertis (inquit) te supra malleum loqui?2

a Minnaco calzolaio che voleva con lui disputare di musica: vedi Ateneo, Deipnosoph., lib. VIII, cap. XI, Lugd. 1657, pag. 351 a. L’aneddoto è ripetuto da Erasmo nei suoi Apophtegmata (lib. VI,


  1. 446.   Che il calzolaio non giudicasse più in su della scarpa.
  2. 447.   Non ti accorgi, disse, che tu parli di cose che stanno al di sopra del martello?