Pagina:Chi l'ha detto.djvu/163

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[443-444] Esperienza 131

severo negli studi. Le licenze e gli errori di contrappunto si possono ammettere e sono belli talvolta in teatro, in conservatorio no!... Tornate all’antico e sarà un progresso». Non è dunque vero che il Verdi con quella frase intendesse pronunziare una condanna assoluta della nuova scuola musicale, chè anzi nella lettera medesima, poche righe più sopra scrive: «a me non fa paura la musica dell’avvenire»; ma, come bene osserva il Florimo, egli intendeva che nei conservatori si facesse ritorno agli studi severi di scuola, alle pratiche di contrappunti diversi, di fughe e canoni di svariate maniere. La lettera, che ha la data di Genova, 5 gennaio 1871, fu pubblicata molte volte e anche dal Florimo stesso nel volume Riccardo Wagner e i Wagneristi (Ancona, 1883), a pag. 106-108.

Al consiglio di Verdi si atterranno tutti coloro per i quali il tempo è maestro, per i quali la storia e la vita sono fonte di utili ammaestramenti, e dei quali non potrà mai dirsi che:

443.   Ils n’ont rien appris, ni rien oublié.1

come vuolsi che Talleyrand dicesse degli emigrati tornati in Francia dopo la restaurazione: e più volte si è detto dei Borboni. Ma la frase si trova originariamente in una lettera del cav. de Panat a Mallet du Pan, scritta da Londra nel 1796, intorno ai realisti rifugiati in Inghilterra. «Personne n’est corrigé; personne n’a su ni rien oublier, ni rien apprendre.» (Mémoires de M. Du Pan, vol. II, pag. 197); ed è ripetuta testualmente nel proclama della Guardia Imperiale all’esercito francese, nel 1815, durante i Cento Giorni: «Depuis le peu de mois que les Bourbons règnent, ils vous ont convaincu qu’ils n’ont rien oublié ni rien appris».

E la stessa idea, in un campo più ristretto, ma espressa in senso più generale, si ritrova in quest’altra frase:

444.   Jamais l’exil n’a corrigé les rois.2

che è il ritornello della canzone Denys, maitre d’école scritta da Jean-Pierre de Béranger alla Force nel 1829.


  1. 443.   Essi nulla hanno imparato, nulla hanno dimenticato.
  2. 444.   L’esilio non ha mai corretto i re.