Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/102

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   58 i n f e r n o   ii. [v. 4-9]

fu primo Papa, e tutti li altri sono stati suoi successori. E per questa andata per la quale tu lo lodi, intese cose che furono cagione di sua vittoria e del papale ammanto; cioè che in Roma poi fosse la sedia del Papa. E non solo v’andò Enea; ma ancora v’andò poi lo Vasello della elezione; cioè san Paolo per recarne conforto a quella fede che è principio della via della salvazione; cioè alla fede cristiana, che è principio della salute umana; ma io Dante perchè venirvi; cioè a che fine e chi il contende1 a me? Io non sono Enea, io non sono Paulo, nè degno a ciò nè io il credo, nè altri; per la qual cosa se io mi delibero di venire, temo che la mia venuta non sia stolta. Tu se’ savio Virgilio, tu m’intendi meglio che io non parlo, et aggiugne la similitudine che tal fu elli, quale è colui che disvuole quel che à voluto, e per nuovi pensieri muta proponimento sì, che al tutto si cessa dal cominciare: e che pure in pensar questo consumò la impresa che fu sì sollecita a incominciare. Et allora rispose Virgilio: Se io ò bene intesa la tua parola, la tua anima è offesa da viltà che molte volte impaccia l’uomo e rivolgelo da impresa d’onore, come falso vedere bestia quando ombra; et a ciò che tu ti liberi da questa paura, dirotti perchè io venni a te, e quel ch’io intesi nel primo punto che mi dolse2 di te. Io Virgilio era tra coloro che sono sospesi dalle pene; cioè nel limbo, e donna mi chiamò beata e bella, si ch’io la richiesi che mi comandasse. Li occhi suoi lucevano più che la stella, et ella incominciò a dire pianamente in suo parlare, con angelica voce: O anima cortese Mantovana, la fama di cui ancora dura nel mondo, e durerà lunga tanto quanto il mondo, l’amico mio e non amico da ventura; cioè Dante, è impedito sì nella diserta piaggia, nel cammino, ch’elli è volto a dietro per paura, e temo che non sia già sì smarrito, ch’io mi sia tardi levata al soccorso suo per quello ch’io ò udito di lui nel cielo; e però muoviti e con le tue ornate parole, e con ciò che è bisogno al suo campare l’aiuta3 sì, ch’io ne sia consolata. Io che ti fo andare, son Beatrice e vegno di paradiso ove desidero di tornare: amor m’à mosso che mi fa parlare, e quando sarò dinanzi al mio Signore, spesso mi loderò di te a lui. E detto questo tacette Beatrice, et io Virgilio parlai. E qui finisce la sentenzia litterale della prima lezione. Ora è da vedere lo testo con l’esposizioni allegoriche ovvero morali.
      C. II - v. 1-9. In questi tre ternari il nostro autore prima descrive il tempo, e poi pone la invocazione brevissima, dicendo che, quando Virgilio si mosse et elli lo seguiva, era il tramontare del

  1. C. M. chi il concede.
  2. C. M. dolesse.
  3. Tutti i nostri codici ànno la vita, che è un manifesto errore de’ copisti. E.