Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/154

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110 i n f e r n o

49Uscicci mai alcuno o per suo merto,
     O per altrui, che poi fosse beato?
     E quei che intese il mio parlar coverto,
52Rispose: Io era nuovo in questo stato,
     Quando ci vidi venir un Possente,
     Con segno di vittoria coronato.
55Trasseci l’ombra del primo parente,
     D’Abel suo figlio, e quella di Noè,
     Di Moisè legista et ubidente,
58Abraam patriarca, e Davit re,
     Israel con lo padre, e coi suoi nati,
     E con Rachele, per cui tanto fe,
61Et altri molti, e feceli beati:
     E vo’ che sappi, che dinanzi ad essi,
     Spiriti umani non eran salvati.
64Non lasciavan l’andar, perch’ei dicessi12;
     Ma passavam la selva tuttavia,
     La selva dico di spiriti spessi.
67Non era lunga ancor la nostra via
     Di qua dal sommo, quando vidi un foco,
     Ch’emisperio di tenebre vincia.
70Di lungi v’eravamo ancora un poco;
     Ma non sì ch’io non discernessi in parte,
     Ch’orrevol gente possedea quel loco.
73O tu, che onori e scienzia et arte,
     Questi chi sono, ch’ànno tanta orranza,3
     Che dal modo de li altri li diparte?

  1. v. 64. lasciavan. Gli antichi finivano in no la prima persona plurale ad esempio de’ Provenzali, e questa uscita si è conservata in talune voci che s’incorporano con l’affisso o pronome. E.
  2. v. 64. ei dicessi. Terminate in i le persone singolari del presente del congiuntivo, così pure in antico furono quelle dell’imperfetto, il quale ora serba tale desinenza nella sola prima e seconda persona, quantunque segua l’opposto nella bocca del popolo toscano. E.
  3. v. 74. C. M. ornanza,