Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/188

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144 i n f e r n o

22Non impedir lo suo fatale andare:
     Vuolsi così colà, dove si puote
     Ciò che si vuole, e più non dimandare.
25Or incomincian le dolenti note
     A farmisi sentir; or son venuto
     Là, dove molto pianto mi percuote.
28Io venni in luogo d’ogni luce muto,
     Che mugghia, come fa mar per tempesta,
     Se da contrari venti è combattuto.
31La bufera infernal, che mai non resta,
     Mena li spirti con la sua rapina,
     Voltando e percotendo li molesta.
34Quando giungon dinanzi alla ruina,
     Quivi le strida il compianto e il lamento,
     Biasteman quivi la virtù divina.
37Intesi ch’a così fatto tormento
     Enno dannati i peccator carnali,
     Che la ragion sommettono al talento.
40E come li stornei ne portan l’ali
     Nel freddo tempo, a schiera larga e piena;
     Così quel fiato li spiriti mali
43Di qua, di là, di giù, di su li mena:
     Nulla speranza li conforta mai,
     Non che di posa, ma di minor pena.
46E come i gru van cantando lor lai,
     Facendo in aere di sè lunga riga;
     Così vid’io venir, traendo guai,
49Ombre portate dalla detta briga.
     Perch’io dissi: Maestro, chi son quelle
     Genti, che l’aura nera sì gastiga?1

  1. v. 51. C. M. l’aere nero