Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/196

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chio, nel quale si comincia a trattare de’ peccati, secondo la fizione litterale, et ancora secondo allegoria: imperò che l’umano giudicio non giudica se non i peccatori, o quelli che li paiono peccatori. Dico, che quando l’anima mal nata. Detto in generale l’uficio di Minos, qui lo dichiara in speciale, e dice: Dico; io Dante, che quando l’anima mal nata; mal nata è l’anima1 umana a perdizione, Li vien dinanzi; al detto Minos, tutta si confessa; non lasciando alcuna colpa, E quel conoscitor delle peccata; cioè Minos, Vede qual luogo d’inferno è da essa; cioè si conviene all’anima confessata. Cingesi con la coda tante volte; Minos, Quantunque gradi vuol che giù sia messa. Per fare verisimile la fizione litterale, per mostrare Minos essere demonio, li attribuisce coda di dragone, con la quale mostra segno a’ ministri e ufficiali dell’inferno; cioè alli altri demoni, di quanta colpa sia l’anima esaminata, et a che grado di pena sia da essere menata. E sotto questo intende che la coscienzia con la coda; cioè con l’ultimo atto del peccato e della iniquità in della2 quale all’ultimo si muore, che come veleno serpentino uccide l’anima riconoscendo i gradi e i modi del peccato suo, sè medesima condanna di quello che è degna. E questo allegoricamente si verifica di quelli del mondo, i quali la coscienzia sua medesima con la coda; cioè con l’ultimo atto del peccato, nella specie del quale s’è fermato per consuetudine, mostra a sè et alli altri uomini, quanti gradi dè essere messa da basso la sua condizione; et elli medesimo vi si mette usando con li simili a sè, e da li altri v’è messo dispiacendolo, et avendolo a vile. Sempre dinanzi a lui; cioè a Minos, ne stanno molte; dell’anime, e per questo litteralmente si mostra la moltitudine de’ dannati. Vanno a vicenda; cioè secondo che tocca a ciascuna; onde Virgilio nel vi dell’Eneida dice: Quæsitor Minos urnam movet: ille silentum Conciliumque vocat, vitasque, et crimina discit. E questo secondo la lettera è vero, che ciascuno va quando è chiamato al giudicio, et ordinatamente, e non preoccupa l’uno l’altro, o lo luogo l’uno dell’altro. Ciascuna al giudicio; di Minos, secondo la lettera, che è lo giudicante. Dicono; le loro colpe, et odono; la loro dannazione da Minos, e poi son giù volte; secondo che sono3 condannate da Minos; la qual cosa Minos dimostra col cigner della coda, come detto è di sopra. Et allegoricamente di quelli del mondo, prima si dimostra la moltitudine de’ peccatori, e

  1. C. M. l’anima che va a perdizione,
  2. in della quale. Qui l’in è un accorciamento dell’intus latino ed equivale a dentro della quale, e siffatto modo vive tuttora in sul labbro del popolo toscano. Anzi pare che una tale particella mostri in maniera molto spiccata il peccatore avvolto nella iniquità, donde non può liberarsi. E.
  3. C. M. sono dannate o vero condannate