Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/198

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   154 i n f e r n o    v. [v. 16-45]

ragione: chè 1 rade volte grida chi parla con ragione Non impedir lo suo fatale andare. Quasi dica: Non impedir l’ andar suo che è conceduto dal fato; cioè dall’ ordine che la divina provvidenzia à imposto alle cose che si muovono. E perchè 2 s’ intenda dalla necessità fatale, che molti meno savi vogliono venire di sopra dalle cagioni seconde nelli atti umani, aggiugne: Volsi così colà, dove si puote Ciò che si vuole; cioè in paradiso, ove non si vuole, se non quel che è bene, e ciò che è bene si può; onde dice Boezio nel v libro della Filosofica Consolazione: Nam supernis divinisque substantiis et perspicax iudicium, et incorrupta voluntas, et efficax optatorum praesto est potestas. Quasi dicesse: Vuole così Idio, il quale ciò che vuole può. E questa è sofficiente risposta ad ognuno; Dio vuol così, e non dee l’ uomo cercare più in là, nè i demoni possono più resistere, quando odono: Così vuole Idio. e più non dimandare; tu, Minos, e così impose silenzio Virgilio a Minos, mostrando di averli dato la risposta bastevole. Et allegoricamente intendendo di quelli del mondo, si pone che Virgilio; cioè la ragione, risponde a Minos; cioè alla coscienzia: perchè pur gride; cioè perché parli contra ragione? Non impedire lo suo fatale andare, che li è concesso da Dio, e non domandare più: chè li basta la grazia di Dio, e risponde alla riprensione de’ buoni et alla mormorazione delli altri.

C. V — v. 25-45. In questi sette ternari, che è la quinta parte della lezione, il nostro autore comincia a trattare del peccato che si punisce in questo secondo cerchio, e delle pene convenienti ad esso. Dice adunque prima così: Or incomincian le dolenti note; cioè voci: però che le voci sono note delle passioni che sono nell’ anima, come dice Aristotile. A farmisi sentir; cioè a me Dante; or son venuto Là, dove molto pianto mi percuote. Quasi dica: Io son venuto a quello luogo, dove molto pianto mi percuote la mente a compassione. Io venni. Qui descrive le pene che sono in questo luogo; cioè in questo secondo cerchio specialmente. Io venni; cioè io Dante, in luogo d’ ogni luce muto; cioè privato d’ ogni chiarezza, Che mugghia, come fa mar per tempesta. Qui fa comparazione del mugghio ch’ era nell’ inferno nel secondo cerchio, a quel del mare quando è tempestoso, e però dice: Se da contrari venti è combattuto. Non è maggior tempesta in mare, che quando è combattuto da contrarietà di venti, onde aggiunge: La bufera infernal, che mai non resta. Bufera è aggiramento di venti, lo quale finge l’ autore che sempre sia nel secondo cerchio dell’ inferno a debita pena de’ lussuriosi, come si mosterrà di sotto;

  1. Grida se non chi parla contra ragione grida se non chi parla con ragione leggesi nel nostro codice; e nel M. con ira: ragione è che rade volte grida chi parla con ragione. E.
  2. C. M. E perchè non s’ intenda