Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/216

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ancora veduto alcuno segno, perchè sospicasse che fosse nell’altro. Per più fiate li occhi ci sospinse; cioè a mirare l’uno l’altro, Quella lettura; del libro di Lancellotto, e scolorocci il viso; perchè divennimo pallidi, perchè sopra giunse la paura, che è una delle compagne della lussuria: imperò che ebbono paura del peccato, appresso d’essere compresi, appresso della infamia, per le quali cose si ratteneano. Ma solo un punto fu quel che ci vinse. Ora dichiara il punto che fece porre giù la paura. Quando leggemmo il disiato riso Esser baciato da cotanto amante; cioè il desiderato allegro volto della reina Ginevra, da Lancellotto. Lo volto ridente non può essere se non allegro, o vogliamo intendere la bocca che più dimostra il riso, che alcun’altra parte del volto: però che di sotto dice: La bocca mi baciò ec. Questi, che mai da me non fia diviso; cioè Paolo. Che questo Paolo sia congiunto con lei, e mai da lei non si debba dividere, questa è fizione poetica, et à in se questa verità; che sempre Francesca avea nel desiderio Paolo, come detto è di sopra, e non avea speranza d’averlo, sicchè lo desiderio fia tormento. La bocca mi baciò tutto tremante. Ecco lo segno della paura. Galeotto fu il libro, e chi lo scrisse. Qui fa comparazione, che come tra Lancellotto e la reina Ginevra fu mezzano messer Galeotto; così tra Paolo e Francesca fu lo libro che leggevano, e lo scrittore di quello. Quel giorno più non vi leggemmo avante; cioè più innanzi; e questo non à allegoria. Questo parlamento è fìzione poetica, e per questa fizione poetica intende che l’opera che fece Francesca con Paolo, divolgata per la fama, li manifesta ciò che è detto.

C. V — v. 139-142. In questo ternario et uno verso pone l’autore la conclusione del canto, e la compassione ch’ ebbe a’ sopra detti, dicendo: Mentre che l’ uno spirto questo disse; che detto fu di sopra; cioè Francesca, L’altro piangeva; cioè Paolo, sì, che da pietade Io venni meno; cioè io Dante, sì, come io morisse; io Dante, E caddi, come corpo morto cade. Fa comparazione del tramortire al morire, dal quale non à differenzia 1 se non che il tramortire dura a tempo, il morire dura sempre e mai non si ritorna; ma in quello stante è simile l’uno all’altro. E qui finisce il canto quinto.

  1. C. M. a tempo e poi ritorna l’uomo in vita; ma il morire

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