Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/222

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
   178 i n f e r n o    vi. [v. 1-12]

et à tre capi et abbaia con quelli tre capi, e spaventa la gente che sta a vedere, o vero a giacere in terra et è percossa dalla pioggia. Descrive le condizioni di Cerbero, e quelle si toccheranno nella esposizione testuale, secondo l’allegorico intelletto: e dice che quando le vide, incominciò a crucciarsi contra loro; onde Virgilio prese le terra con amendue1 le mani, e gittolla dentro a quelle gole onde si racchetò: e poi passarono oltre scalpitando2 l’anime de’ golosi che stavano a giacere in terra, onde una si levò e domandò Dante che la riconoscesse: chè ben l’avea veduto nel secolo. E Dante risponde che non lo riconosce forse per la bruttura nella quale elli è; onde elli si nomina per lo nomignuolo, e dice che fu chiamato Ciacco, e per lo vizio della gola è posto in quelli tormenti. E questa è la sentenzia litterale della prima lezione. Ora esporrò lo testo, aggiugnendo l’allegorico intelletto, o vero morale, ove si converrà.

C. VI - v. 1-12. In questi quattro ternari l’autore pone i tormenti che trova nel terzo cerchio, e come si trova in esso, e dice: Al tornar della mente; di me Dante; cioè quando la mente mia fu ritornata, ch’era attuffata3 per lo tramortimento, che si chiuse. Pone Dante che la mente si chiuda quando l’uomo tramortisce, perchè si chiudono tutti i sentimenti per li quali la mente riceve impressione, et ancor non sa la mente in quel punto ove sia; e se pure à sentimento di sè, nulla può producere di fuori. Dinanzi alla pietà di4 due cognati; cioè Francesca e Paolo, de’ quali fu detto di sopra, cap. v, Che di tristizia tutto mi confuse. Qui dice l’autore ch’ebbe pietà del tormento in tanto ch’elli tramortì, e questo s’intende della sua sensualità: chè i primi movimenti non sono in nostra podestà, benchè la ragione non voglia che s’abbia pietà della giustizia di Dio. Ma potrebbesi ancora scusare, che non ebbe pietà della giustizia di Dio; ma del peccato, per lo quale aveano meritato quella pena. E questa fizione del tramortimento à indotto lo autore assai verisimilmente nel testo, per dare ad intendere questa allegoria, o vero moralità di quelli del mondo che si trovano com’elli nel terzo cerchio, e non sa come; così nel peccato della gola: imperò che l’uomo vi s’induce assai agevolmente, e non sa come: imperò che cominciando a mangiare per fame s’induce nella golosità, come si mosterrà ancora meglio di sotto, quando si tratterà di questo peccato. Nuovi tormenti, e nuovi tormentati. Quali sieno li tormenti e li tormentati si dirà di sotto; ma nuovi dice, perchè sono diversi da quelli che à detti di sopra. Mi veggio intorno; a me Dante, come

  1. C. M. amburo le mani,
  2. C. M. scalcando l’anime
  3. C. M. era assorta per
  4. Di per dei imitando il de latino. Anche Fra Guittone disse di per del, «Di qual proprio è nemico». E.