Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/290

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246 i n f e r n o

100Poi si rivolse per la strada lorda,
     E non fe motto a noi; ma fe sembiante
     D’uomo, cui altra cura stringa e morda,
103Che quella di colui che li è davante.
     E noi movemmo i piedi in ver la terra,
     Sicuri appresso le parole sante.
106Dentro v’entramo sanza alcuna guerra;
     Et io ch’avea di riguardar disio
     La condizion, che tal fortezza serra,
109Com'io fui dentro, l’occhio intorno invio,
     E veggio ad ogni man grande campagna1
     Piena di duolo e di tormento rio.
112Sì come ad Arli, ove il Rodano stagna,
     Sì come a Pola appresso del Carnaro,
     Che Italia chiude e i suoi termini bagna,
115Fanno i sepolcri tutti il lito varo;2
     Così facevan quivi d’ogni parte,
     Salvo che il modo v'era più amaro.
118Chè tra li avelli fiamme erano sparte,
     Per le quali eran sì del tutto accesi,
     Che ferro più non chiede verun'arte.
121Tutti li lor coperchi eran sospesi,
     E fuor ne uscian sì duri lamenti,
     Che ben parean di miseri e d’offesi.
124Et io: Maestro, quai son quelle genti,
     Che sepellite dentro da quest’arche
     Si fan sentir con li sospir dolenti?
127Et elli a me: Qui son li eresiarche3
     Coi lor seguaci d’ogni setta, e molto
     Più, che non credi, son le tombe carche.

  1. v. 110. C. M. E viddi
  2. 115. C. M. tutto il luogo varo;
  3. v. 127. Gli antichi terminavano in e il plurale de’maschili aventi il singolare in a. Lo stesso Dante disse omicide. Inf. c. xi v. 37. E.