Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/289

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c a n t o    ix. 245

73Li occhi mi sciolse, e disse: Drizza il nerbo
     Del viso su per quella schiuma antica
     Per indi, ove quel fummo è più acerbo.
76Come le rane innanzi alla nimica
     Biscia per l’acqua si dileguan tutte,
      Fin ch'a la terra ciascuna s’abbica;
79Vidi più di mille anime destrutte
     Fuggir così dinanzi ad un, ch’al passo
     Passava Stige con le piante asciutte.
82Dal volto rimovea quell’aer grasso,
     Menando la sinistra inanzi spesso,
     E sol di quella angoscia parea lasso.
85Ben m’accors’io, ch’elli era dal Ciel messo,1
     E volsimi al Maestro; et el fe segno2
     Ch’io stesse cheto et inchinassi ad esso.
88Ahi quanto mi parea pien di disdegno!
     Venne alla porta, e con una verghetta
     L’aperse, che non ebbe alcun ritegno.
91O cacciati del Ciel, gente dispetta,
     Cominciò elli in su l’orribil soglia,
     Ond’esta oltracutanza in voi s’alletta?3
94Perchè ricalcitrate a quella voglia,
     A cui non puote il fin mai esser mozzo,
     E che più volte v’à cresciuto doglia?
97Che giova nelle fata dar di cozzo?
     Cerbero vostro, se ben vi ricorda,
     Ne porta ancor pelato il mento e il gozzo.

  1. v. 85. C. M. di Ciel messo,
  2. v. 86. C. M. e quei fe segno
  3. v. 93. Oltracutanza; pensiero temerario, al di là del dovere. Componesi di cuitanza, pensiero, usato dal B. Iacopone, e dalla preposizione oltre. E.