Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/325

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destruzione del mondo, la quale dè essere con fuoco; e però dice Virgilio che stanno ora aperti li sepolcri, perchè vi son pur l’anime: allora si chiuderanno quando vi sieno l’anime coi corpi, che non ve ne saranno 1 più ad entrare, perchè sarà consumato lo secolo; e questa è un’altra ragione oltra quella, che fu detta di sopra. Suo cimitero da questa parte ànno Con Epicuro tutti i suoi seguaci. Epicuro fu uno filosofo che rinnovò la setta d’Aristippo, e tenea che non vivesse l’anima dopo il corpo 2; e questa opinione è eretica, e però finge l’autore che tutti color che seguitano questa opinione insieme con Epicuro sieno sepolti in quelli sepolcri. Et è qui da notare che però finge l’autore che li eretici sieno sepolti: imperò che niuno peccato ammorta tanto la ragione, quanto l’eresia: imperò che nelli altri peccati l’uomo si può riconoscere che fa male; ma l’eretico, se Dio non ne ’l cava per special grazia, non si può riconoscere, perch’elli si crede avere la vera opinione. Che l’anima col corpo morta fanno; ecco la loro eresia per la quale sono dannati. Però alla domanda che mi faci 3 Quinci entro satisfatto sarai tosto. Qui risponde alla domanda che Dante fece dicendo, che tosto sarà certificato, se la gente che è per li sepolcri si potrebbe vedere: imperò che ne vedrà, come apparirà di sotto. Et al disio ancor che tu mi taci; cioè sarà ancora satisfatto al desiderio tuo, che non me lo manifesti; questo era, ch’elli desiderava di sapere particularmente, se v’era messer Farinata, e messer Cavalcante, li quali erano vivuti in sì fatta eresia, et elli ve li troverà, sì che ben fia satisfatto a questo desiderio. Potrebbesi qui dubitare dalla gente grossa, come indovinava Virgilio lo desiderio di Dante. A che si può rispondere che la ragione sa che la sensualità cerca di sapere le cose particulari, com’ella l’universali per le particulari, e ch’ella non può comprendere l’universalità, sì che benché Dante domandasse universalmente, quando disse: La gente, ec.; la intenzione sua era sapere particularmente, se vi erano de’Fiorentini e chi erano quelli; e questa è fizione dell’autore. Et io; cioè Dante risposi: Buon Duca, non tengo nascosto A te mio cuor, se non per dicer poco; cioè per non dir troppo, quasi dica: S’io domandai generalmente, io lo feci per parlare brievemente: chè il mio cuor, tu sai, ch’io nol tengo occulto, E tu m’ài non pur mo a ciò disposto; cioè tu me n’ài ammaestrato ancora altra volta.

C. X — v. 22-30. in questi tre ternari l'autor nostro finge che come andava così parlando con Virgilio, egli udì uscire una voce di

  1. C. M. fino l’anime col corpo, che non ve ne fi più
  2. C. M. dopo il corpo; ma morisse insieme col corpo; e questa
  3. Faci, face, cadenze primitive e regolari dal verbo facere, alle quali ora si preferisce fai, fa. E.