Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/360

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C A N T O   XII.

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1Era lo loco, ove a scender la riva
      Venimmo, alpestro, e per quel ch’ivi era anco
      Tal, ch’ogni vista ne sarebbe schiva.
4Quale è quella ruina, che nel fianco
      Di qua da Trento l’Adice percosse,
      O per tremuoti, o per sostegno manco:1
7Che da cima del monte, onde si mosse,
      Al piano è sì la roccia discoscesa,
      Ch’alcuna via darebbe a chi su fosse;
10Cotal di quel burrato era la scesa:
      E in su la punta della rotta lacca
      L’infamia di Creti era discesa,
13Che fu concetta nella falsa vacca:
      E quando vide noi sè stesso morse,
      Sì come quei, cui l’ira dentro fiacca.
16Lo Savio mio in ver lui gridò: Forse2
      Tu credi, che sia qui il Duca d'Atene,
      Che su nel mondo la morte ti porse?
19Partiti, bestia, che questi non viene
      Ammaestrato dalla tua sorella;
      Ma vassi per veder le vostre pene.

  1. v. 6. per tremuoto
  2. v. 16. C. M. E il Savio mio