Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/401

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papa Innocenzio col quale era in discordia, che sarebbe stata infedeltà, e però contra questo dice che portò fede al glorioso officio; cioè della cancelleria, facendo ogni cosa dirittamente e tenendo fede et occultando li segreti come dovea; et aggiugne: Tanto ch’io ne perdei le vene e i polsi; cioè la vita che sta nel sangue che è nelle vene, e nelli spiriti 1 vitali che sono nell’arterie che si manifestano per li polsi. Questi fu Piero delle Vigne da Capova 2, uomo di comune nazione e grandissimo retorico a suo tempo, come le sue epistole dimostrano, e sommo giurista, cancellier dello imperador Federigo secondo. E fu tanto nella sua grazia ch’elli era lo segreto suo consiglio e niun altro era più nel cospetto dell’imperadore tanto quant’elli, ond’elli facea dello imperadore ciò che volea e com’elli volea, così lo imperadore concedea e negava le grazie sì, ch’elli avea le due chiavi del suo cuore; cioè l’affermativa che apriva lo cuore, e la negativa che lo serrava. O secondo l’altra menzione 3 a lui erano note le cose segrete e palesi, perchè lo imperadore ogni segreto li commettea, et elli le tenea fedelmente quelle ch’erano da tenere, e con onesti modi palesava quel ch’era da palesare, come diritto e leale cancellieri: e però lo imperadore si fidava tanto di lui, che quasi niun altro avea al suo segreto consiglio, se non lui, e per questo li altri baroni dello imperadore lo cominciarono a odiare et averli invidia, et apposonli mostrando con false lettere ch’elli rivelava i segreti dello imperadore a’ suoi nimici; cioè al papa con cui lo imperadore era in guerra. E chi dice che li fu apposto disonestà della imperadrice; ma questo non s’accosta con la sentenzia del testo; onde lo imperadore essendo in Samminiato del Tedesco lo fece mettere in prigione e poi lo fece abbacinare: e forse perchè non li parve degno di morte, non credendo a pieno quello che gli era apposto, e fecelo portare a Pisa in su uno mulo, e quando fu posato a Sant’Andrea in Barattularia domandò ov’elli era, e dettoli ch’era a Pisa, avendo l’animo sdegnoso del falso, che gli era stato apposto; cioè ch’era stato traditore al suo signore rivelando i suoi segreti a’ suoi nimici, percosse tanto lo capo al muro, ch’elli s’uccise. Messer Giovanni Boccacci 4 dice che, stato in Pisa, non ricevendo forse quel merito ch’aspettava da’ Pisani, o per parole che li fossono dette, essendo a San Paolo a ripa d’Arno, domandò uno fanciullo che il guidava ov’elli era: lo fanciullo li manifestò lo luogo e, domandato se era nulla in mezzo tra lui e la chiesa, certificato dal fanciullo che no, mossesi a corsa, come fa uno montone quando vuole cozzare col capo innanzi, e percosse nel muro della chiesa col capo sì gran colpo, che il cervello uscì

  1. C. M. nelli spiritali vitali
  2. C. M. di Capua,
  3. C. M. l’altra intenzione
  4. C. M. Boccaccio