Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/441

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c a n t o   xv. 397

19Guardar l’un l’altro sotto nova luna;
      E sì ver noi aguzzavan le ciglia,
      Come il vecchio sartor fa nella cruna.
22Così adocchiato da cotal famiglia
     Fu’ conosciuto da una, che mi prese1
      Per lo lembo, e gridò: Qual maraviglia?
25Et io, quando il suo braccio a me distese,
      Ficca’li li occhi per lo cotto aspetto,
     Sì che il viso abbruciato non difese
28La conoscenza sua al mio intelletto:
      E chinando la mia alla sua faccia,2
     Risposi: Siete voi qui, ser Brunetto?
31E quelli: O figliuol mio, non ti dispiaccia
      Se Brunetto Latino un poco teco3
      Ritorna indietro, e lascia andar la traccia.4
34Io dissi a lui: Quanto posso ven preco;5
     E se volete che con voi m’asseggia,6
     Faròl, se piace a costui, che vo seco.
37O figliuol, disse, qual di questa greggia
    Si resta punto, giace poi cent’anni7
     Sanza rostarsi quando il fuoco il seggia.89
40Però va oltre: io ti verrò ai panni,
     E poi rigiugnerò la mia masnada,
      Che va piangendo i suoi eterni danni.
43Io non osava scender della strada
      Per andar par di lui; ma il capo chino
      Tenea, com’uom che reverente vada.

  1. v. 23. da un che mi prese
  2. v. 29. chinando la mano
  3. v. 32. C. M. Ser Brunetto
  4. v. 33. Traccia vale qui brigata, schiera, torma. E.
  5. v. 34. Preco: imitazione latina, come al c. xiiiv. 38. sermo. E..
  6. v. 35. Asseggia, da asseggiare; sedere. E.
  7. v. 38. s’arresta
  8. v. 39. Rostarsi; pararsi, schermirsi. In Toscana chiamasi rosta il parafuoco.
  9. v. 39. il feggia.