Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/442

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398 i n f e r n o

46El cominciò: Qual fortuna o destino,
       Anzi l’ultimo di’ qua giù ti mena?1
       E chi è quei che ti mostra il cammino?
49Lassù di sopra in la vita serena,
       Risposi a lui, mi smarrì’ in una valle,
       Avanti che l’età mia fosse piena.2
52Pur ier mattina le volsi le spalle:
       Questi m’apparve, tornando io in quella,
       E reducemi a ca per questo calle.3
55Et elli a me: Se tu segui tua stella,
      Non puoi fallire al glorioso porto,4
      Se ben m’accorsi nella vita bella:
58E s’io non fossi sì per tempo morto,
      Veggendo il Cielo a te così benigno,
      Dato t’avrei all’opera conforto.
61Ma quello ingrato popolo e maligno,
      Che discese di Fiesole ab antico,
      E tiene ancor del monte e del macigno,
64Ti si farà, per tuo ben far, nimico;
      Et è ragion: chè tra li lazzi sorbi
      Si disconvien fruttare al dolce fico.
67Vecchia fama nel mondo li chiama orbi,
      Gente avara, invidiosa, e superba:
      Da lor costumi fa che tu ti forbi.
70La tua fortuna tanto onor ti serba,
      Che l’una parte, e l’altra avranno fame
      Di te; ma lungi fia dal becco l’erba.

  1. v. 47. C. M. Anti l’ultimo di’
  2. v. 51. C. M. Innanti che
  3. v. 54. Ca; casa, nel modo che Ennio avea adoperato do per domun, ed
    Omero δῶ per δῶμα. E.
  4. v. 56. Fallire; mancare di giugnere. E.