Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/480

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436 i n f e r n o   xvi. [v. 91-105]

gannava del superchio: imperò che la virtù sta nel mezzo, e quando si passa nel meno o nel più, allora è vizio; e questo trapassamento nel più mostra l’autore nella sua risposta. Però, se campi; tu Dante, d’esti luoghi bui; cioè di questo inferno che è buio et oscuro, E torni a riveder le belle stelle; cioè torni nel mondo, ove si veggion le belle stelle che sono in cielo: ecco che costoro scongiurono 1 Dante per quelle cose, di che avrebbono desiderio ellino; e questo finge l’autore, per fare verisimile la sua fizione: imperò che ognuno pensa che li altri sieno desiderosi di quel ch’è elli, Quando ti gioverà dicere: Io fui; cioè nell’inferno: però che con diletto racconta l’uomo lo pericolo, in che elli è stato, Fa che di noi; tre, alla gente favelle; tu Dante; cioè mettici nel tuo libro, sicchè noi aviamo fama. Questo è stato toccato di sopra; cioè che l’autor finge che’ dannati sono affettuosi di fama, perchè nella fama par loro vivere ancora, et acciò che per esempio di loro altri non faccia male, che sarebbe perciò a loro accresciuta la pena. Indi; cioè di poi, rupper la rota; ch’aveano fatta per parlare con Dante, et a fuggirsi; tutti e tre, Alie sembrar le gambe loro snelle; cioè veloci sì, che pareano che le gambe fossono alie. Uno amen non saria potuto dirsi; che si dice tostamente: con ciò sia cosa che sia dizione di due sillabe, Tosto così, come furo spariti; quelli tre delli occhi nostri; Per che al Maestro; cioè a Virgilio, parve di partirsi; poi ch’erano 2 partiti essi.

C. XVI — v. 91-105. In questi cinque ternari l’autor nostro finge come Virgilio continua il cammino, et elli li tien dietro, dicendo così: Io; cioè Dante, lo seguiva; cioè Virgilio, e poco eravamo iti; Virgilio et io Dante, Che il suon dell’acqua; del fiumicello detto di sopra, in su li margini del quale andavano, che cadeva nell’viii cerchio, n’era sì vicino; cioè era a noi si prossimano 3, Che per parlar saremmo appena uditi; cioè perchè avessimo parlato, non saremmo stati uditi; e fa una similitudine dicendo: Come quel fiume, ch’à propio cammino; cioè suo propio corso, che non entra in altro fiume come fanno li altri che sono dinanzi a lui, di verso ponente, che tutti entrano: imperò infino a questo; e questo è il primo che non v’entra e va per sè, Prima da monte Veso. Questo monte Veso è nel Piemonte et è il primo monte dell’una delle coste del monte Apennino; lo qual monte Apennino si comincia di là da Genova presso a Nizza, e va con l’uno corno per mezzo Italia 4, come la costola per la fronde della quercia, e finisce a Reggio in Calavra 5 che è rimpetto alla Cicilia; e con altro corno cinge la Lombardia e serra la Magna

  1. C. M. scongiurano
  2. C. M. che s’erano partiti loro.
  3. C. M. cioè sì prossimo a noi, che
  4. C. M. per lo mezzo d’Italia, come la costola per lo mezzo della fronde
  5. C. M. in Calavria che è rimpetto a Sicilia;