Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/523

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   [v. 52-66] c o m m e n t o 479

tende. Io fui colui; cioè io messer Venedigo de’ Caccianimici, che la Ghisola bella Condussi a far la voglia del Marchese; questa fu una sirocchia del detto messer Venedigo ch’ebbe nome la Ghisola bella, la quale elli condusse a fare la voglia del marchese Obizzo da Esti marchese di Ferrara per danari ch’elli n’ebbe 1, mostrando a lei che ne le seguiterebbe grande bene, Come che suoni la sconcia novella; cioè come che si racconti la novella. Questo dice, perchè molti diceano che fu elli, e molti che fu altri: qui afferma che fu elli. E non pur io qui piango Bolognese; quasi dica: Non sono pur io qui solo da Bologna; Anzi n’è questo loco tanto pieno; di Bolognesi, Che tante lingue non sono ora apprese; cioè vive et apparecchiate, A dicer sipa: li Bolognesi quando vogliono dire , dicono sipa, - tra Savena; che è fiume ch’è tra l’una parte di Bologna, di lungi dalla città forse due miglia, e il Reno; che è ancor fiume, di lungi dalla città altrettanto; e questo vuole significare che i Bolognesi che viveano allora, non erano tanti quanti erano quelli, ch’erano quivi dannati. E se di ciò; ch’io dico, voi fede o testimonio; tu Dante, Recati a mente il nostro avaro seno; cioè animo de’ Bolognesi, che per avarizia fanno tali seduzioni. Così parlando; come detto è, il percosse un demonio; di quelli ch’erano posti a tormentarli, Con la sua scuriata; che avea in mano, e disse: Via, Ruffian; cioè va oltre come li altri, qui non son femine da conio; cioè da essere coniate 2 et ingannate con le tue seduzioni, che tu ti debbi restare a parlar con loro; e così li rimpruovera lo suo vizio. Questo finge l’autore, per mostrare che continuamente 3 rimpruovera la loro conscienzia il peccato loro; e così a quelli del mondo, se non quando sono caduti in bestialità, ch’allora non ànno coscienzia nessuna. E qui finisce la prima lezione: seguita ora la seconda lezione.
     Io mi raggiunsi ec. Qui comincia l’autor nostro a trattare dell’altra brigata della prima bolgia; cioè di quelli che ingannano e seducono le femine a sè, e comincia a trattare poi della seconda bolgia ove pone li adulatori; e dividesi questa lezione in vi parti, perchè prima pone il processo del cammino; nella seconda, come Virgilio fa attento da riguardare, quivi: Quando noi fumo ec.; nella terza, come Virgilio li dimostra Giasone, quivi: Il buon Maestro ec.; nella quarta, come pervennono alla seconda bolgia e quella descrive, quivi: Già eravam ec.; nella quinta, come parlò con uno della seconda bolgia, quivi: E mentre ch’io ec.; nella sesta pone come Virgilio li mostra un’altra anima, quivi: Appresso ciò lo Duca ec. Divisa la lezione, è da vedere la sentenzia litterale.

  1. C. M. n’ebbe, e però dice: Condussi a far la vollia del Marchese, mostrando
  2. C. M. essere cumiellate et
  3. C. M. comunemente