Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/560

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516 i n f e r n o

100Et io: Maestro, i tuoi ragionamenti1
      Mi son sì certi, e prendon sì mia fede,
      Che gli altri mi sarien carboni spenti.
103Ma dimmi della gente, che procede,
      Se tu ne vedi alcun degno di nota:
      Che solo a ciò la mia mente rifiede.
106Allor mi disse: Quel, che de la gota
      Porge la barba in su le spalle brune,
      Fu (quando Grecia fu de’ maschi vota,
109 Sì ch’a pena rimaser per le cune)
      Augure, e diede il punto con Calcanta
      In Aulide a tagliar la prima fune.
112Euripil ebbe nome, e così il canta
      L’alta mia Tragedia in alcun loco:
      Ben lo sai tu, che la sai tutta quanta.
115Quell’altro, che ne’ fianchi è così poco,2
      Michele Scotto fu, che veramente
      Delle magiche frode seppe il gioco.
118Vedi Guido Bonatti, vedi Asdente,
      Che avere inteso al cuoio et allo spago
      Ora vorrebbe; ma tardi si pente.
121Vedi le triste, che lasciaron l’ago,
      La spuola, e il fuso, e fecionsi indovine;3
      Fecer malie con erbe e con imago.
124 Ma vienne omai, che già tien il confine4
      D’amendu’ li emisperi, e tocca l’onda
      Sotto Sibilia, Cain e le spine.5

  1. v. 100. C. M. altramenti
  2. v. 115. Poco vale Sottile. E.
  3. v. 122. C. M. feciersi indivine;
  4. v. 124. C. M. tien le confine
  5. v. 126. Sibilia; Sivilia. scambio che si opera facilmente per l’affinità di codeste due vocali b e v. E.