Pagina:Commedia - Inferno (Buti).djvu/562

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dare in dietro, perchè il vedere d’inanzi era tolto loro. E fa una similitudine che forse già per forza di parlasia si travolse così alcuno al tutto; ma aggiugne che nol vide mai, nè crede che sia. E parla poi al lettore, dicendo: Se Dio ti lasci prendere frutto di tua lezione, pensa per te stesso, com’io potea tenere il volto 1 asciutto, quand’io vidi la nostra immagine d’appresso sì torta, che il pianto delli occhi bagnava le natiche per lo fesso. E dice ch’elli certamente appoggiato a uno de’rocchi dello scoglio piangea sì, che la sua scorta; cioè Virgilio, li disse: Ancor se’ tu delli altri sciocchi? Qui; cioè nell’inferno, allora vive la pietà quando è ben morta; e chi è più scelerato che colui che porta compassione 2 al giudizio di Dio? Dirizza la testa tua, e vedi colui il quale fu inghiottito dalla terra, nel cospetto de’ Tebani; per la qual cosa tutti li Tebani gridavano Dove: rovini, Anfiarao? perchè lasci la guerra? E non restò di rovinar giuso infin che venne a Minos, giudice dell’inferno, lo quale afferra ciascuno dannato. Mira, dice Virgilio a Dante, ch’elli à fatto petto delle spalle, perchè volle vedere troppo innanzi, or guarda indietro e va addietro. Vedi ancor Tiresia che mutò sembiante, quando divenne di maschio femina, cambiandosi tutte le membra virili in feminee; e prima e poi li convenne ribattere li due serpenti avvolti con la verga ch’avea in mano, ch’elli riavesse le maschili penne; cioè membra. E quell’altro, che viene col dosso al suo ventre, è Aronte, ch’ebbe la spilonca 3 per sua abitazione nelli monti di Luni, dove lavora quel da Carrara tra bianchi marmi: imperò che Carrara è di sotto a questa montagna, e quindi potea vedere molto bene le stelle et ancora il mare; e qui finisce la sentenzia litterale. Ora è da vedere lo testo con l’allegorie, o vero moralità. Dice adunque così:

C. XX — v. 1-6. In questi due ternari l’autor nostro propone la materia, della quale elli à a parlare in questo vigesimo canto, dicendo: Di nuova pena; della quale dirò di sotto, mi convien far versi; cioè reducere in rima in questi versi 4 per ternario, come appare di sopra, E dar materia; cioè nuova, della quale novamente si dee trattare, al vigesimo canto; cioè all’ultimo de’ venti capitoli chiamati canti, come detto fu di sopra, Della prima canzon; cioè della prima cantica, ch’io; cioè Dante, sommersi; cioè misi a fondo; o forse dice lo testo, ch’è dei sommersi; cioè la quale cantica è delli infernali che sono sommersi, cioè sottomersi nella terra et affondati. Questo dice, perchè la prima cantica tratta dell’inferno il quale è il più basso luogo che sia; e però è da notare litteralmente che questa

  1. C. M. il viso
  2. C. M. che comporta compassione al
  3. Spilonca; spelonca, al modo che Dino Compagni disse «li sipolcri gemieno»; e prima di lui fra Guittone «di latrocinio spilonca». Il medesimo intendasi di piggiore, diffinire disio ec. E.
  4. C. M. cioè questi versetti divisi per